Maria raccapricciò a queste strane parole, chinò la testa e impallidì. Arnoldo la guardava quasi sdegnoso, e levandosi a un tratto, mosse per allontanarsi.
— Oh si fermi, signor Arnoldo, proruppe allora la sbigottita fanciulla, e non mi lasci in questo modo!... Io le ho parlato come una povera giovine onesta; ho fatto il mio dovere. Ella non sa, non vede il mio dolore; ma io soffrirei ben più, se non avessi coraggio di parlarle col cuore in mano. La grandezza, la felicità che mi vuol dare, non son fatte per me: questi due anni della mia vita non saranno stati altro che un sogno, ma il più bello di tutt'i miei sogni!... Quando penso a queste quattro mura, dove son nata, dove per tanto tempo sono stata felice anch'io... quando penso a mio padre, a mia madre... Oh se vivessero ancora... non mi avrebbero certamente benedetta!
— Se que' buoni vivessero ancora, vorrei metter la nostra sorte nelle loro mani. E anch'esso, vostro fratello...
— Il mio povero Carlo!.. Ah se sapesse quello ch'egli pensava e diceva! Questa forza ch'io sento di parlarle come feci, me l'hanno data le sue parole, e la santa virtù che inspiravano... Io me lo ricordo, come se fosse adesso; egli, il mio buono e santo fratello, mi disse una volta... qui, qui appunto dove siamo noi: Abita sempre nel luogo in che il Signore ti collocò; Egli solo è Quello che non abbandona mai! Conserva il tuo cuore, e vivi povera e modesta come sei nata!...
E, ripetendo questo ricordo, Maria singhiozzava. Il giovine era commosso e sorpreso da contrarii pensieri.
— Ecco, ripigliò indi a poco Maria, che le ho aperto l'anima mia. Un'altra ragione poi... non ho nemmeno il cuore di dirla, ma pur è vera anch'essa... ed è questa, ch'io sento di potere durar poco: la è un'idea che ho avuto sempre... Ma, adesso, Dio mi darà la virtù di patire per questo poco tempo.
— No, Maria, non lo dire; no, non è vero!... Vuoi tu vedermi disperato, vuoi tu ch'io maledica al mondo e a Dio?...
A questa imprecazione la fanciulla non resse; il coraggio, che fin allora l'aveva fatta maggiore di sè stessa, era esausto: ella tornava una fragile, sofferente creatura com'era prima. Fece per parlare, e non potè; sentì sciogliersi le membra, vide appannarsi, confondersi le cose a lei d'intorno, e la sua voce non seppe formar che un debole sospiro.
— O Maria! o mio angelo tutelare, diceva Arnoldo con supplichevole affetto, sostenendola: ascoltami, o Maria, non m'abbandonare, non morire!... Tu sei una santa, io ti venero come mia madre! Farò tutto quello che vuoi; parla... guardami! dimmi una parola sola... Non m'ami più? Ah! non importa... Io sarò infelice; ma tu ascoltami, non morire, oh non morire!... Ti son forse odioso? Ah no, no! dimmi che non è vero! E perdonami: io voleva un poco della tua felicità, un poco della pace del tuo cuore. Parla, o Maria! ma non mi togliere tutta la speranza. Vuoi tu ch'io parta, che corra a gettarmi a' piedi di mio padre?... Io me n'andrò, domani... oggi... subito! Ma tu vivi, aspettami, e lascia ch'io creda all'amor tuo.
— Sì, sì, è ben meglio che parta, signor Arnoldo! disse Maria, alla quale le ardenti parole del giovine avevano restituito un po' di coraggio, quantunque misto a un segreto fremito di terrore; è ben meglio che parta! Io per me, spero che Dio m'aiuterà... Senta dunque: s'ella torna nella sua patria, io l'aspetterò per un anno... e poi... quando veramente fosse la volontà del cielo...