— Ci sarà almeno il curato; ed egli forse...

— Eh! il curato? so bene che quando alcuno di lor signori capita nelle nostre parti, si fa servir da osteria la casa della parrocchia; ed è un onore che fanno... Il curato c'è sicuro, un bravo prete, non fo per dire; ha un cuor da padre, un cuore proprio da buon montanaro. E pure...

— E pure che cosa, amico mio?

— Ecco, vorrei dirle, non so se il signor curato vedrà tanto volentieri in casa sua la faccia d'un forastiero. Egli fa la vita del romito; quella poca terra e que' scarsi livelli che fanno tutta la prebenda, gli bastano appena per non morir di fame. Perchè, il paese è povero, caro signore; e anche noi vecchi, quasi ogni anno, dobbiamo andarne a cercare un po' di sorte alla Bassa, e dopo aver tagliati i boschi de' nostri monti, girare laggiù facendo il manovale, o qualch'altro duro mestiero. Ma intanto, con la grazia di Dio, la si campa da povera gente.

— E voi credete dunque che il vostro signor curato avrebbe cuor di lasciarmi sulla via? Eh! per un uomo che insegna il vangelo sarebbe una bella carità!

— Non è questo; ma gli è che pur troppo nella nostra povera terra, benchè rintanata fra l'Alpi, i forestieri han finora condotto la mala fortuna. E il paroco anche lui, vede, ha dovuto imparare a non creder troppo alla gente, dopo la disgrazia del nostro vicecurato... Oh! ma quello sì era un uomo! che cosa dico? era un santo, la nostra provvidenza. Bisognava vederla quella testa che pareva inspirata veramente dal Signore! Così giovane e così sapiente! E il suo cuore, chi nol conobbe, chi non l'ha benedetto?... Egli spartiva con noi il suo pane, egli andava a comprare del suo le medicine per i poveri malati, e veniva a consolarci nella disgrazia, o a piangere con noi: tutti, dal primo all'ultimo, vecchi, uomini e figliuoli, noi abbiam imparato a ripetere il suo nome con una benedizione.... Oh! chi l'avesse veduto com'io che andavo in casa sua tutt'i giorni per que' pochi servigi che gli occorrevano!... Bisognava poi sentirlo, come lo sentivano tutti quei della vallata, che venivano a frotte quand'egli predicava e parlava delle cose del Signore, che dovevasi proprio dire ch'era la verità santa. Anche il signor curato, quantunque vecchio e superior suo, lo stimava come un dottore, lasciava facesse tutto lui; e quell'uomo del Signore era veramente il nostro padre, il nostro fratello.

Mentre il vecchio alpigiano così mi parlava, mi risovvenne il come non mi fossero ignoti quel paese e la sventura del vicecurato: la quale io aveva udito raccontare alcuni anni innanzi, e m'avea dato di potere scrivere nella pace della giovanile mia stanza un libro semplice ma vero; un libro che nel gran vortice della letteratura dovea sortire un destino ben più lieto di quanto (non per la consueta umiltà d'autore, ma per coscienza di sè) avesse sperato mai colui che lo scrisse. E mi cadde in mente che più d'uno trovò ravvolta di soverchio mistero la storia di quel prete, credendo così tutt'altro che vera una sciagura ch'io non aveva potuto raccontare in modo più chiaro.

In quel momento, trovandomi a pochi passi dal villaggio, in cui visse per alcun tempo il buon prete del quale parlavami il montanaro, pur non sognando, per certo ch'io l'avessi mai conosciuto, pensai che il caso m'offeriva forse un'occasione di saper qualche cosa di più che da prima non avessi potuto raccapezzare di quella storia buja, o se non altro di visitare i luoghi, dove quell'anima eletta così piena dell'amore degli uomini e del desiderio del bene aveva lasciato la migliore eredità che di noi possa restar sulla terra, una memoria incontaminata e benedetta. E tutto in questo pensiero, ringraziai la fortuna che m'avea messo per quell'alpestre contrada e fatto compagno di via del buon vecchio. Il quale continuava con le schiette e vive sue parole a ragionarmi delle virtù umili e grandi del vicecurato, e ripeteva a ogni poco che il Signore l'aveva rivoluto troppo presto con lui.

Il montanaro sapeva solo che negli ultimi dì del viver suo l'infelice prete aveva patite grandi e immeritate sciagure, sapeva ch'era morto lontano lontano di là, e che la sua famiglia era ita per il mondo alla misericordia di Dio. Io mi guardai bene dal rivelare all'onest'uomo il poco che m'era noto della tremenda verità; chè temevo quasi rapire all'anima sua semplice e buona quel culto segreto, quel religioso amore che serbava ad una vita caduta sì presto in man de' cattivi, e ch'era stata (per dir come il buon montanaro) la vita d'un martire.

Io camminava a fianco del vecchio, senza dirgli più nulla, e lasciando che a sua possa egli interrompesse l'alto silenzio della notte, parlandomi della sua montagna e delle città vedute, del suo paese, del magro ricolto, del maggior figliuolo morto da pochi mesi, e dell'altro partito l'anno innanzi coscritto militare, che più non sperava rivedere, vicino com'era ad andarne a star co' suoi vecchi. — I miei pensieri ritornavano a quegli anni in cui avevo anch'io conosciuto e amato il misero vicecurato, e s'eran fatti così dolorosi ch'io sentiva a quando a quando alcuna lacrima cadermi dagli occhi. E pure, erami dolce in quell'ora il pensare alla mia patria!... Il montanaro, accorgendosi ch'io più non dava mente alle sue parole, guardava la luna che allora appunto si levava limpida e bella, come un diadema d'argento, dietro gli altissimi gioghi dell'alpe; e canterellava ancora a mezza voce: