Non è già ch'io mi lagni della mia condizione, e del trovarmi qui solo, in povera e lontana contrada, dopo che i primi augurii della vita m'avevano promesso ben diverso avvenire. Sulla via ch'io tentai d'aprirmi, ardente qual fui di volere e di fiducia, ma scarso pur troppo di virtù, non trovai altro che spine; e m'avvidi che nell'ampio teatro del mondo il poco ch'io poteva fare m'avrebbe alla fine guadagnato le ire e le maligne persecuzioni di chi s'adombra d'ogni franca e generosa parola, di chi suol chiamar delitto il coraggio d'alzar la testa contro le prepotenze umane e quelle della fortuna.
Per questo, benedissi come venuta dal cielo l'inspirazione che mi condusse qui, fra i poveri e i semplici, qui dove soffrono e aspettano, come la più gran parte degli uomini, tante creature per le quali morì sulla croce Colui che aveva pur detto a tutti: Io sono la via, la verità e la vita!... Vi ricordate? la prima volta ch'io ho voluto parlar da un pulpito, con nuovo ardimento, di certe grandi verità delle quali non sarà mai strappata la radice della terra, delle mie parole si prevalse il fanatismo, le condannò il fariseo e ne fu scandolezzata la debole virtù. Così sempre avviene; ed io non voleva chiamar sulla casa di mio padre, sui vostri bianchi capegli il turbine che di subito sorse a minacciarmi; pensai a mia madre, a mia sorella, e obbediente a chi mi percoteva, rinunziai ad ogni gloria e mi tenni abbastanza felice di questa parte che Dio m'aveva ancora serbata. Qui i buoni alpigiani mi conoscono e mi riveriscono come padre, m'ascoltano e mi amano come fratello; qui m'è consolazione il pensiero di quel filosofo: Se utile non è quel che facciamo, stolta è la gloria.
Ma non più di questo....
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Ringrazierete per me l'Angioletta di quella cassettina contenente poche cipolle de' panporcini de' nostri monti, ch'essa mi mandò per il Bernardo l'ultima volta che capitò al paese. Direte a lei e alla mamma che non si scordino di me nelle loro orazioni grate al Signore; io non n'ebbi mai tanto bisogno come in questo momento.
Se mai tornasse a vedervi l'amico mio P*** e vi domandasse di me, ditegli che i poveri miei nervi risentono ancora a quando a quando le fiere commozioni patite, e che la mia testa qualche volta non è a segno del tutto; ch'egli stesso mi scriva se le lunghe peregrinazioni ch'io vo facendo ogni dì per questi monti, possano o no di soverchio abbattere le mie forze e fare in me effetto contrario a quello ch'io m'era promesso.
Un'altra cosa vi commetto per la mia cara sorella. Ella sa dove stanno i pochi libri che innanzi partire lasciai, fra l'altre cose mie, in quella che fu la mia povera e beata cella. Nello scaffaletto a manca dello scrittoio, vicino alla finestra, troverà alcuni vecchi volumi giallognoli e mezzo rosi dal tarlo: sono i cari e preziosi amici della mia passata gioventù. Fra essi v'hanno due libri rilegati in carta pecora e intitolati l'uno: I soliloqii di sant'Agostino, e l'altro La Citta' di Dio. Nell'armadio situato nell'angolo dov'era il mio letto, ne troverà pure alcuni altri più vecchi ancora, fra cui un volume delle Opere di san Tommaso ed uno di quelle di Sant'Ambrogio; e un altro più piccolo, al quale manca il frontispizio; è il Trionfo della Croce di fra Girolamo Savonarola: quest'ultimo lo conoscerà dal mio nome scritto di mia mano sull'ultima pagina, sotto ad un braccio che tiene impugnata una spada e che vi disegnai quand'ero chierico ancora. Se l'Angiola riesce a raccozzare quel piccol mucchio di libri, ne' quali pongo tutta la mia speranza per quest'inverno, voi, mio buon padre, farete di trovar modo a spedirmeli al più presto nel modo che vi par meglio; io ne pagherò lo spendio all'uomo che me li porterà.
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Mio padre.
Vi raccomando quel che già vi scrissi nell'altra, di tener sempre presso di voi le lettere che per me venissero alla posta di Como, e di non darle in mano di nessuno, fuorchè del Bernardo che verrà a pigliarle alla fin del mese a mio nome. Se ve'n fosse alcuna pressante, questa potrete consegnarla all'amico mio P*** che sa il come mandarla a questo mio nido di montagna.