19 d'agosto.
Io mi reputava sì forte, sì provato della vita, e padrone di me medesimo da sostener con fronte serena e animo tranquillo ogni e qualunque nuova e più dura sperienza; e dopo essermi seduto tante volte al capezzale della morte, dopo aver veduto spirar nel bacio di Dio tante infelici e candide creature, e aver accompagnato sulla tremenda soglia dell'eternità tanti uomini ciechi del bene, travagliati dal patimento, consunti dalla disperazione o dal rimorso, io credeva che più nulla d'umano potesse conturbare ancora i miei pensieri. — Deh! che cosa è mai l'uomo, se tu nol visiti colla tua forza, o Signore?
Oggi, dopo molti anni, il caso o piuttosto il volere di Chi tutto dispone per il bene, ricondusse a me dinanzi quell'uomo che forse fu la prima cagione di tutte le mie disgrazie. Io gli avea dato nella generosa effusione del mio cuore giovine ancora il santo nome d'amico; ed egli lo ha rinnegato questo nome così bello! Egli mi rapì la prima, la più poetica lusinga della vita, l'amore; mi derise con una crudele indifferenza nelle innocenti mie illusioni; e a coloro che poco m'amavano, se pur non m'odiavano già per la naturale ed avventata libertà del pensiero, per quello ardimento che di rado è scompagnato da un cuore acceso del desiderio d'operar qualche cosa a pro d'altrui, egli pose in mano de' potenti il segreto che doveva partorirmi l'infamia, o farmi morire!...
Ma, come Dio anche quaggiù non consente sempre la vittoria ai cattivi, io, povero, oscuro e calpestato verme, fui più forte di coloro che si levarono a stormo contro di me. Vinsi l'impostura e l'aperta menzogna: poi mi ritrassi a piangere il mio passato nel silenzio della casa del Signore, e perdonai.
Perdonai, sperando che Dio a me pure perdonasse. Ed Egli m'avea dato codesta pace; e fatto puro il mio cuore del lievito dell'ira, parevami d'avere in me spogliato per sempre il vecchio Adamo.
La mattina era bella. — Per sollevare i pensieri dal peso delle angosce che ne' passati dì m'avevano prostrato siffattamente, m'incamminavo verso il sentiero della selva, dalla parte ove sorgono tappezzate di lambrusca e di parietaria le rovine dell'antica torre lombarda: è là dov'io passo in faccia alle maestose, lontane ghiacciaie dell'Alpi e all'interminato azzurro del cielo le più solitarie e beate ore del viver mio.
Appena fuor della porta, un uomo incappucciato in un gabbano da montanaro mi s'affaccia d'improvviso. Io lo guardai; teneva china a terra la fronte, voleva come parlare; e pareva tremasse.
— Chi siete? domandai.
— Uno che... vi conosce; rispose o piuttosto balbettò, senza levar gli occhi.
Quella voce non mi parve al tutto ignota; ma lo strano vestire, la sua dubitazione, lo sgomento con che andava guardandosi intorno, turbarono un poco me pure; e persuaso ch'era ben'altro da quel che i suoi meschini panni mostrassero, me gli feci più accosto e di nuovo il richiesi: