— Che volete da me?
— Sono un povero fuggitivo; venni a chiedervi asilo.
— Ma, signore! ripigliai: nè vi conosco, nè so...
— Sì, mi conoscete; è in nome dell'amicizia ch'io vengo a voi.
E dicendo così, tolse giù il vecchio cappellaccio che gli copriva mezzo il volto, e mi guardò con aria supplichevole e malcerta. Ancora nol ravvisai.
— Per carità, m'aprite la porta di casa vostra! voi, ministro del Signore, abbiate compassione dell'uom fuggiasco, perseguitato... — E qui abbassò la voce, e facendo un passo verso di me, dopo che di nuovo si guardò dietro le spalle: Io sono Alberto ***: io fui vostro amico!
Egli era colui che m'avea tradito.
Quel che si passava a quel momento nel mio cuore, io non voglio nè potrei scriverlo.
Egli dimorò sotto al mio tetto due dì e due notti, nè io gli domandai se fosse innocente, o perchè avesse scelto ricovero nella casa d'un uomo a cui egli avea fatto tanto male e che fors'anco avrebbe potuto restituirgli il suo tradimento.