Ah no! mai, mai! Colui che uccide è più misero di chi rimane ucciso: egli mi credè generoso e incapace del delitto di che spensieratamente e per leggiera causa non dubitò farsi reo contro di me. Io non so le conseguenze, le quali per la mia pietà potrei incontrare; ma non le temo. Nè fu pietà la mia, fu giustizia. A lui diedi tutto quel poco danaro che avevo, pregai per esso il Signore, e in quel momento dimenticai tutto il passato. Egli era più che amico mio, era fratello; Dio solo, Dio che mi lesse nel fondo dell'anima, mi giudicherà!
Quando volle partire, io gli aveva stesa la mano e lo contemplava fissamente senza far motto. Mi parve commosso, soggiogato dalla memoria di quel che fu tra me e lui: mi guardò egli pure, poi mi si gittò al collo, e pianse.
3 di maggio.
..... Nessuna novella del fuggitivo. Che il cielo l'accompagni! Il mio cuore s'è allargato nella pace di prima. Io sono rassegnato e tranquillo nella mia coscienza.
Non so spiegarmi il come non ricevessi ancora riscontro alcuno da *** e da *** alle ultime mie lettere....
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«[5]Molti presuntuosi reputano impossibile tutto ciò che per loro o non si sa o non si fa; moltissimi considerano le grandi cose che non intendono o che non sono capaci di operare, come inutile fatica d'un esaltato fanatismo; e stanchi prima d'intraprendere, si addormono sui morbidi ma dannosi letti dell'ozio. Tanto è superbo l'amore di noi stessi per non confessare la propria ignoranza e la propria debolezza; tanto è artificioso per giustificarla; tanto è ingiusto per assolverla. Frattanto l'infingardaggine si scusa colla pretesa impossibilità alle grandi cose, per non confessare il timore dell'utile fatica; ed il vizio colla pretesa loro inutilità, per non denunciarsi da sè medesimo vile ed iniquo; l'infingardaggine ed il vizio diventano costume: e perchè ciò che non è il costume dei più, sia tristo, sia buono, si chiama fanatismo e pazzia, ogni bello e generoso ardire vien collocato indegnamente in quest'ultima classe.»
... «L'uomo contempla rappresentata ne' grandi genii, in una pompa la più solenne e nella sua più illustre magnificenza, la propria natura: una sublime compiacenza lo fa inorgoglire delle proprie forze; l'animo s'eleva ai più ardui concepimenti; il cuore s'infiamma ai più scabrosi sperimenti; nulla più si tollera di mediocre senza una nausea mortale ed un magnanimo disprezzo.»