... «Nella rivoluzione de' tempi occorrono età così sciagurate per corruttela di costume, e così impudenti per abitudine di vizio che portano in trionfo la colpa, infamemente la collocano sugli altari della virtù, e, per averle cangiato nome, reputano di purgarsi da sacrilega idolatria. Allora, gentilezza di modi le mollezze, gloria l'oro, modestia la viltà, prudenza il timore, umiltà la codardìa, obbedienza la venalità, senno il raggiro, economia l'usura, avvedutezza la frode, laude l'adulazione, belle arti la lussuria: in una parola, la colpa virtù. Tale è il rovescio miserando e scandaloso che si fa d'ogni buono in cattivo, quasi che per mutar di vocabolo mutino le cose: ma dando così chiaro a vedere che ogni uomo sente che non è stromento di scelleratezza, e che tale è necessità per esso la virtù che il delitto non abbraccia se non colorato dalle tinte di quella. Anche scellerato, ama d'ingannarsi che non è: epperò, perdendo la virtù ne conserva la divisa, onde molta è la ciurma degl'ipocriti: e così, se dappertutto ove sono uomini il delitto ha schiavi, in nessun luogo regna a fronte scoperta. Quindi accade che, se in così fatti tempi sorge un magnanimo amico della virtù e del vero, tutti se gli fanno intorno co' sassi; ed è ben conseguente, perocchè se giunga face là ove tutti han bisogno di tenebre per ascondere la colpa, tutti si sforzano di spegnerla subitamente. Delitto dell'amore di noi medesimi, che giustificando i propri errori è pur uopo che le virtù contrarie condanni per evitar contradizione: sicchè in cuore invidia l'altrui virtù, e col labbro la lacera e la condanna. Del resto, la verace virtù che passeggia nel mezzo alla finta, tacitamente denunzia la colpa nascosa sotto le sue larve, e coll'opera del paragone squarcia la veste dell'impostura la più veneranda e la più astuta. Allora si distingue la virtù dall'ipocrisia che fa studio d'imitarla, coll'eguale facilità che un re da scena da un re da trono, ed è per questo che in tale condizione di tempi la virtù e la sapienza sono guardate come due possenti nemiche; ed è per questo che solo compaiono attraverso lo squarciato manto d'un'illustre povertà; e che sempre le ritrovi fuggiasche sulle spinose vie della persecuzione, e spesso ancora fra le catene e dentro la carcere dell'omicida e del ladro.»


... «Le grandi speranze e i grandi sforzi sono de' generosi; le forti presunzioni e i deboli attentati de' superbi... Io tutto spero, tutto tento, nulla presumo!»


... «Se è vero che dal conoscere scende ogni volere e dal volere ogni operazione umana, con cui si satisfa all'inesorabile bisogno, si accontenta il desìo insaziabile e si verificano le indelebili speranze, e nella cui somma soltanto può essere riposta quella felicità ch'è data ai mortali; se è vero, io dico, tutto questo, debbe scusarsi la nostra curiosità che tutto ad un solo sguardo vorrebbe possedere lo scibile umano. Anzi questa curiosità io la reputo come il possente motivo onde la natura invita l'uomo a ricercarla nel sacrario della scienza: come col desio della felicità lo spinse alle perenni agitazioni delle sorti mortali. Quindi è che, una volta messa sulle vie delle indagini per un sì grande impulso, non già s'avanza gradatamente e con tarda saggezza, contenta ad un vero discreto; ma impaziente delle sagge dimore della riflessione, si avanza baldanzoso, prima fidata al solo probabile, poi al verosimile, ed in ultimo anche al falso in colore di vero; e così per volere acquistare la vetta per la più spedita via, corre la più lubrica; e correndo questa bene spesso ritombola al basso. A spogliar la cosa di veste metaforica, fatto è che quando cessa il vero ce lo fabbrichiamo coll'ipotesi del nostro cervello; e vien poi una demenza filosofica che delira argomenti in suo soccorso; i quali, accreditati dall'umano orgoglio e dall'umana ignoranza, gli ottengono la cittadinanza del vero; e così, come dicevano i Greci, si abbraccia la nube per la diva. — Non già ch'io abborra dall'uso giudizioso dell'ipotesi: so benissimo ch'essa sola batte alle porte della verità; anzi m'aggrada quella sua audacia con che la sollecita a parlare e le squarcia il velo più misterioso. Mi rammento di Newton che con essa s'innalzò in mezzo de' cieli e che da esso imparò come due mirabili forze equilibrino i firmamenti. Io abborro che lo stromento diventi la cosa, che la via si reputi a meta, e voglio che l'ipotesi non si usurpi nome di realtà, ma che con felice metamorfosi si cangi in essa. Ma pur troppo più persuadono i nomi che le cose: onde il fatto inesorabile bene spesso appalesa le gradite menzogne di noi stessi: decipimur specie recti


.... «La feconda meditazione de' grandi, tacita e nascosa ne' suoi preziosi ritiri, non ha nemmeno l'applauso che il saltimbanco ottiene sul trivio; anzi spesso dal volgo le sue sapienti lentezze e le sue cautele da precipitato giudizio s'imputano a colpa e si accusano d'ozio e di pigrizia. Ma i grandi, sdegnosi di piatire con una plebe che ha bisogno d'assiduo cicaleccio per non morir d'inedia sulle vie e ne' fori, ne confondono le menzogne recando in pubblica luce il frutto delle loro nascoste fatiche.»


... «Le più sublimi speranze non bisogna misurar col solo calcolo del corto soffio dell'umana vita. Non bisogna solo calcolar quanto possa l'individuo; ma quanto può la specie, la cui vita è lunga come la sua perfettibilità. L'orgoglio umano è una menzogna quasi sempre nell'individuo; ma spesso nella specie è una verità; è uno sprone a quanto ella di fatto può. Questo esiste in ogni individuo; e ogni individuo, al divisamento, è pari al motivo; ma, all'opera, non potendo quanto la specie, ciò che non sa o non fa lo reputa per un cotale astuto giro dell'amor di sè stesso o inutile o impossibile. — Ma la specie all'opposto può di più che non sappia: ognuno porti quel masso che reggono le sue spalle, e l'edificio s'innalzerà verso il cielo saldo e sublime. Io l'ho detto: Umana perfezione? un sogno: Umana perfettibilità, una via di cui non conosco la meta, ma sulla quale io pure cammino.