. . . . . . . . . . «La patria
«Empie a mille la bocca, a dieci il petto»
Eppure è il centro a cui dobbiamo tendere tutti del paro; e quando l'interesse privato non è congiunto al pubblico, e perde questa forza che tira al centro, la società si dissolve. La patria per tanto è un nome sì augusto, sì venerando, sì santo che al paragone di lui perdono i più bei nomi di ricchezza, di gloria, d'arti e di scienze. Se le scienze si opponessero a questo ch'è il primo de' doveri e delle glorie, le scienze sarebbero un delitto.»
... «Molti, non sapienti ma cerretani, han d'uopo d'ingannare, per non saper istruire; d'apparenza per esser poveri di realtà; però cangiano la cattedra nel banco del trivio; non parlano, ma tuonano; non usano moderato gesto, ma fendono l'aria con tutto il braccio; non dicono cose ma parole; non hanno espressione viva ed esatta del proprio pensiero, ma pomposi e vuoti fantasmi mendicati qua e là; e ravvolgono le loro sentenze nelle tenebre, perchè il lume disvela la loro miseria; si fanno difficili per non essere avvicinati; non si lasciano intendere per timore d'esser conosciuti; non hanno altro merito che quello di strisciarsi dietro una gran toga che copre la loro mendicità; stanno nel breve cerchio del loro zero, coll'importanza di chi siede in un gran regno, simili agli oracoli ch'erano oracoli appunto, perchè nelle tenebre nascondevano la menzogna. E con tal arte d'ipocrisia scientifica sanno ingannare il volgo degli studenti e nel frastuono dell'applauso di costoro nascondere il dispregio de' pochi.»
... «Il problema della vita non si risolve mai interamente che nell'estremo punto dell'esistenza mortale. Ho veduto molti filosofi studiare l'uomo in culla con ogni modo di accurata osservazione: per me credo che lo spettacolo dell'uomo che muore non sia meno importante per la storia del cuore umano, nè meno utile per l'umanità. È certo che la virtù e un premio immortale della virtù non appaiono mai tanto una necessità per l'uomo, quanto al momento ultimo della vita mortale. Questo è l'unico tesoro che non perda il suo aureo colore sulle sponde del letto dell'agonia e nelle stesse tenebre del sepolcro.»
... «Erano ben saggi quegli antichi Egizii che posero un tribunale il quale giudicasse la vita di coloro che morivano, e incidesse le giuste sue sentenze sulle pietre de' sepolcri e sull'arche degli estinti: si passi la corteccia della cosa, e ciò parrà verissimo per molti riguardi. Le parole esistenza e nulla rivelano l'essere e il non essere: e l'uomo inevitabilmente tormentato dal desiderio e dalla speranza della felicità, non potendo trovarla che nel sentire, è pur forza che rifugga possentemente dal non sentire; in altro modo che conosca tutta l'opposizione che v'ha tra l'essere e il non essere, tra le parole esistenza e nulla. È per questo ch'egli, non volendo perdere in tutto questa vita mortale alla quale la natura lo congiunse con tanto amore, creò un commercio d'affetti, di misericordie e di soccorso tra il mondo vivo e il mondo estinto: sicchè egli s'illuda di non perdere del tutto dopo l'estremo sospiro quanto ne' travagliati anni della vita umana gli fu più caro, più desiato e più sperato. La natura medesima sembra lo consigli a consolarsi delle sorti mortali; mentre suscitando un fioretto sulla funebre zolla, par che voglia infiorare l'ultimo velo che copre l'uomo. — Il genio colossale degli Egizii fabbrica le piramidi; i Greci, primi amanti del bello, seminano fiori e versano unguenti intorno a' sepolcri; i popoli cacciatori e barbari seppelliscono coll'estinto i suoi dardi e il suo arco, e sospendono sulla fossa di lui i trofei della sua vittoria; e lo stesso sciagurato reo di sangue, spesso prima di salire il patibolo lascia scritto il proprio nome sulle luride pareti della sua prigione. Poichè la prospettiva della vita, tutto che bella e sparsa di fiori, è sempre chiusa da una sepoltura, a noi riesce cara la croce piantata sovr'essa, che conservi il nostro nome e c'impetri una preghiera. — La religione de' sepolcri educa i nostri cuori ai sentimenti i più sacri che formano, per così dire, gli amplessi con cui l'uomo s'unisce in società. La pietà, la misericordia, la gratitudine, l'amore sono provocati, nudriti e rinforzati dalla religione degli estinti. Colui che sente la possa e il fremito che inspira una negra croce, sulla quale leggiamo il bianco nome d'un nostro caro, è forse il barattiere o l'usuraio? — È vero: una vecchierella che al rintocco della campana da morto in sulla sera fa piegar le ginocchia alla figlia di sua figlia innanzi all'entrata d'un camposanto, le segna a dito le croci di quelli ch'essa non vide, le congiunge le tenere mani, e corregge le inesperte labbra che balbettano un'innocente preghiera... oh sì! forse è derisa dall'orgogliosa filosofia che insolente passeggia sulle teste dei popoli; ma essa forse con maggiore utilità fa sorgere in quel tenero cuore i sentimenti delle virtù le più veraci, le più sacre. — »
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