V. UNA PRIMA CONOSCENZA.
Il giorno se n'andava, e il sole declinando al più sereno tramonto che mai rallegrasse la primavera, spargeva una luce d'oro e di fuoco nel purissimo orizzonte dell'Alpi lontane; una luce, che scemando a mano a mano nella diffusa interminata armonia degli splendidi suoi colori, dal rosso di fiamma, fino al croceo porporino e al roseo morente nell'azzurro, pareva mandar gli ultimi saluti del giorno alla nostra parte d'Italia.
E intanto un leggero vapore s'innalzava, s'innalzava lentamente sulle acque del lago, che risplendevano ancora di quell'argentina e tranquilla varietà de' riflessi dell'occidente, commosse dalla freschissima brezza a una lieve increspatura; un leggero vapore, che non era una nebbia, ma pareva quell'immenso velo di luce quieta che l'iride quasi sempre spiega al cessar d'un temporale; era come un etereo profumo, che si levasse per imbalsamar l'aria sempre pura e per rivestire di nuova incerta bellezza le rive deliziose. E quel velo trasparente, aereo, dilatavasi a poco a poco in tutto il cielo, conciliando quella pensierosa malinconia, ch'è tanto cara alle anime che vivon di sè stesse e delle loro memorie, quando le rapisce la contemplazione dell'infinito, donde nè l'occhio nè il cuore vorrebbero staccarsi giammai.
Per una stradetta solinga, che discendeva con facile declivio alla riva del lago, se n'andava passeggiando lento lento il giovine vicecurato; e arrestavasi talora, sollevando distrattamente gli occhi al cielo, o fissandoli con una cupa immobilità sul terreno, così come lo movevan le molte angustie in che era posta la sua mente. Erano i suoi pensieri d'una tristezza insolita, inquieta; erano i pensieri del suo avvenire e di quello di due creature tanto amate, e per lui sacre allora più che mai.
Alla svolta del sentiero, mentre il prete affrettava involontariamente i passi, quasi tenendo dietro alla foga delle idee che lo crucciavano, uno sconosciuto, il quale presso al margine della strada era seduto sulla rovina d'un di que' rozzi ponti che attraversano i torrentelli di quelle rive, levossi d'improvviso. E, chiuso un libro che stava leggendo, s'avanzò incontro al vicecurato, e si tolse con atto cortese di saluto il berretto; quest'era un dire: mi preme di far la vostra conoscenza.
Era il giovine Arnoldo.
Sulle prime don Carlo, il quale aveva tutt'altra voglia che di parlare, e peggio con uno sconosciuto, pensò di risponder al saluto, e salutando andarsene per la sua via, come fece; ma l'altro, che apposta gli s'era fatto incontro, con deciso animo di parlargli, ne lo trattenne con instanza rispettosa, e in atto di scusa gli disse: — Mi perdoni, signor abate, se ardisco così d'attraversare il sentiero della sua passeggiata. Io però ringrazio la fortuna che m'ha fatto incontrar con lei.
— Signore, non so veramente a che io debba questa sua gentilezza.
— Signor abate, ella non mi conosce; non sa nè manco chi io mi sia; e io, al contrario, sebbene non sappia il suo nome, io la conosco, e la stimo con sincerità.