— Come? non saprei davvero...
— Ma prima, la mi permetta che io mi faccia conoscere a lei, quantunque ciò forse poco importi. Io sono inglese, e mi chiamo Arnoldo Leslie.
— Forse, ella è della famiglia del lord che dimora là, nella villa ****?
— Io sono della sua famiglia! sono suo figlio. — Così rispose, con un sospiro represso, il giovine, e ristette pensoso alcun tempo, poi soggiunse: — Stamane, io passava a caso per la piazza del paese: vidi aperte le porte della chiesa, a cui nella loro divota sincerità concorrevano i contadini d'ogni parte, e udii il suono d'una voce che parlava alla raccolta moltitudine. Non so da che proposito io fossi condotto, quando venni nel piccolo tempio; so bene che appena v'entrai e intesi poche parole di quel discorso, io mi sentii conciliato a certa tristezza, a cui mai non rispondevano i miei poco lieti pensieri.
— Oh! se le pareti d'una povera chiesa di campagna son meschine e nude, le rende auguste la solennità de' misteri che vi si spiegano!
— Ma voi parlaste a quella gente con tale semplicità d'affetto e di parole, che non credetti quasi a me stesso, tanto io era lontano dell'aspettarmi di trovare in quell'oscuro tempio chi ragionasse di Dio e della virtù con tale mitezza di pensieri e insieme con tanta efficacia. Oh! i'ho sentita nel mio cuore, e letta su que' volti rozzi e intenti de' vostri ascoltatori la pietà semplice e religiosa, quella pietà che finora io non ho incontrato mai nè sotto gli archi de' santuarj delle più superbe città, nè in Roma stessa, fra le auguste pareti di San Pietro.
— Mi perdoni, signore! Ella mi vuol far merito di quanto forse fu solo effetto d'un particolare sentimento del suo cuore. D'altra parte, io non dissi se non quello che l'anima mia e la povera condizione di que' buoni contadini mi chiamavano alla memoria.
— Oh! io me n'avvidi, signor abate; voi parlaste secondo il cuore, e il cuore è tutto! Ma quando uscii della chiesa, più che non maravigliassi della schietta sapienza delle ascoltate verità, io sentiva in me stesso il desiderio di conoscer più davvicino colui che le aveva pronunziate. Sì! non solamente nella sua voce e nell'efficace convincimento delle parole, ma nel suo volto, nel girare degli occhi, nella commozione che tutto l'agitava, io indovinai in lui un uomo d'alti pensieri e d'anima generosa, l'uomo che ha sofferto e pianto, che ha studiato e conosciuto, l'uomo della sventura e del sacrifizio.
— Ella si piace, signore, di far del romanzesco, cred'io! disse don Carlo con un tal sorriso di scontento.
— No, non è così! riprese serio il giovine, a cui quella dura risposta spiacque.