Ad Arnoldo dunque non rincrebbe quell'esitanza del giovin prete, e quell'inquieta tema d'aprire il cuor suo, che rivelavano in un'anima severa e forte un pudore quasi verginale. Egli vide però che, per farsi amico di quest'uomo, gli era d'uopo avvicinarsegli con semplicità e fede, e dimostrargli di esser degno dell'affetto che a lui domandava. Gli si rivolse quindi, e — Mi duole, disse, d'avervi forse sviato dal vostro diporto della sera. Se la mia compagnia vi disturba, vi prego a scusarmi; io vi lascio.
Don Carlo, il quale un momento prima avrebbe forse risposto: Fate come v'aggrada, — allora conobbe che la scusa del giovin forestiero era dettata da una dilicata civiltà, schiva sempre di troppa instanza, e sentì un segreto rimorso della ritrosia con cui prima aveva accolto le parole di lui. E poi, se in quel momento si lasciavan così, forse tutto era finito fra loro. E perciò, quando Arnoldo si volse per riprendere il già battuto sentiero, e' gli accennò di fermarsi, e disse: — Oh no! signore: la vostra compagnia m'onora, e vi son grato. Oggi poi, e massime in questo momento, ho bisogno di distrarre i miei pensieri, perchè la vista di questi luoghi, in vece di consolarmi, come io sperava, mi rattrista. Io non so se questo giovi, ma la memoria, che ha un gran potere sopra di noi, la memoria qualche volta pesa e opprime. In questi luoghi io vissi fanciullo, vissi circondato d'illusioni e di poesia, accarezzato dalle speranze, e adesso....
— Eppure io credeva, Arnoldo rispose, che una scena bella com'è questa potesse calmare il dolore di qualunque ferita morale. È qui che s'impara a pensar veramente; qui, il cuore è libero e largo. La solitudine è madre de' grandi concepimenti, e in faccia a questa natura sempre stupenda e tranquilla...
— Ah, non v'illudete, o signore! È questa una parte di terra, come qualunque altra; e anche qui il dolore ha la sua casa, il dolore più grande forse della consolazione che pur vi si ritrova. Se non temessi d'annojarvi, io vi darei un testimonio di ciò in me stesso. Credete a me, la natura è dappertutto bella e amica, e gli è dal nostro cuore che nasce la sventura; anzi bisogna dire che noi stessi la vogliamo, bisogna credere il dolore una necessità, com'è il desiderio d'esser felice... Signore! la mia tristezza contrasta colla serenità del giorno che tramonta — indi a poco soggiunse con voce tremante di commovimento: — Ma, s'io vi dicessi che appena cinque giorni fa, in questi luoghi, è morto mio padre, che alla sua donna ed alla figlia sua non rimane più nessuno al mondo, tranne il povero prete che vi parla?... Oh pensando a loro, bisogna ch'io pianga!...
Arnoldo senti stringersi il cuore; la verità di quel filiale cordoglio lo compunse vivamente; e il pensiero tremendo, improvviso, ch'egli pure forse avrebbe potuto perdere un padre, il suo vecchio padre che l'aveva sdegnosamente cacciato dal suo seno, lo toccò d'involontario raccapriccio. Egli prese allora la mano del giovin prete, e la strinse in atto di affettuoso rispetto.
Intanto s'era fatto notte.
Don Carlo levò gli occhi, e: — Io veggo, disse, là in fondo, tra quel gruppo di case, un lume passar dall'una all'altra finestra della mia dimora. Là stanno le due donne abbandonate; esse m'aspettano, e io so che han bisogno di consolazione. Permettete dunque, signore, ch'io vi lasci; pure vi ringrazio di cuore della bontà che mi voleste dimostrare, e vi domando scusa della mestizia delle mie parole. Perdonatemi! e se mai non vi fosse discaro di visitare un prete sconosciuto e solitario, quella è la mia casetta! Voi siete sì cortese, ch'io vi rivedrò sempre volontieri. Buona notte, signore!
E se n'andò.
Arnoldo stette ancora per lungo tempo in quello stesso luogo, chè la notte era bella e stellata, e il suo cuore commosso da mille pensieri.