A chi di noi non accadde più d'una volta, alla campagna, ne' bei giorni de' nostri autunni, di sedere in circolo al convegno che sovente si raccoglie nella bottega dello speziale? A chi non toccò di trovarsi talora in mezzo a' consueti frequentatori di quell'officina, primario centro, anzi cuore del villaggio, condotto dallo spasso, dal non saper che fare, o dall'abitudine, fra que' meschini ragionari di grandi cose, fra quella gara di vecchie piacevolezze, avvicendate dalle rancide novelle politiche e cittadine, o da un eterno ricambio degli stessi motti e delle stesse avventure, quotidiano alimento di baie, di pettegolezzi, di piccoli intrighi?

La bottega dello speziale è la camera legislativa, è l'accademia, il club, il caffè, l'aula enciclopedica del paese. Non v'e forse quistione di Stato o conflitto ministeriale in alcuno de' cinque grandi gabinetti europei, e fin nel Divano del Gran Signore, che la ragione non ne sia attaccata, combattuta, difesa, pesata e decisa nella bottega d'uno speziale di villaggio; non v'è causa di pace e di guerra, nè dispaccio telegrafico, nè legge nuova di Stati e di Comuni, che là non sia letta, meditata e commentata, da disgradarne quasi que' barbassori Pari e deputati di Francia e d'Inghilterra. E tutto questo sulla fede d'un solo testo, ma inesausto, irrefragabile e bollato, quello d'una grama gazzetta di provincia; la quale, aspettata con bramosa curiosità, vi capita fresca fresca, al più presto, cinque o sei dì dopo la data che ha in fronte.

Dunque, come in tutte le nostre ville, il convegno delle persone importanti di **** era nella

OFFICINA CHIMICO-FARMACEUTICA
DI SAMUELE D****.

Così era scritto al sommo della porta di quella bottega, in parole inesplicabili e scomunicate per que' buoni terrazzani. La qual bottega s'apriva a doppii e massicci battenti sull'angolo che fanno la piccola piazza e la principal via del paese.

I soliti frequentatori di quella erano il signor curato, il medico condotto, l'agente comunale, un vecchio signorotto, che figurava come una delle importanze, o, per dirlo alla moderna, delle notabilità del paese; e il primo deputato, grosso possidente di quel territorio. Gli altri due deputati, sebbene per la dignità della carica ne vantassero il diritto, non vi capitavan che rade volte, perchè le erano persone dozzinali, che scrivendo il loro nome avevano il vizio di lasciar sempre fuori qualche sillaba; come diceva, geloso dell'uficio suo, il loro collega.

Una sera — la settimana susseguente al giorno che abbiamo descritto — sedevano appunto a circolo nella bottega dello speziale, il signor curato, l'agente comunale e il vecchio signorotto. Era costui uno di que' piccoli nabab del lago, specie di persone affatto particolare del paese; uno di quelli, che partiti in gioventù col bastone e il fardelletto del merciajolo sulle spalle (nel contado li chiamano barometta), vanno pellegrinando per Francia e per Inghilterra; e fatto un po' di fortuna, tornano alla casupola in cui nacquero, la fanno rifabbricare più alta d'un piano e tutta intonacata di bianco, e riposano in essa il resto della vita, facendosi dar del signore, e raccontando mirabilia di quel che han fatto o veduto.

Il curato poi era un uomo sui sessant'anni, di fisonomia benevola, di persona ritonda e soda, in somma una buona pasta di vecchiotto, che pareva fatto per vivere in santa pace i suoi cent'anni; di costume era piacente, purchè non gli mettessero la mattana addosso, com'era non il rado, la fiocaggine d'una infreddatura toccata nel quotidiano suo passeggio sulla bass'ora, o la noja d'una stentata digestione, dopo un desinare d'etichetta presso alcuno de' signorazzi che villeggiasse nella contrada.

Il curato dunque, il quale, al solito, se ne stava a suo grand'agio sdraiato in un seggiolone, che il signor Samuele aveva collocato nel miglior cantuccio della stanza, proprio per il signor curato exclusive (così egli soleva dire), leggeva, al lume d'una fumosa candela, la gazzetta arrivata allor allora per il procaccio del distretto.

I tre circostanti pendevano da quella lettura, come la gente del buon tempo antico dalle parole dell'Oracolo: solamente il signor Gaspero (quest'era il nome del vecchio signorotto) dimenava qualche volta il capo in atto di dissentimento, o sogghignava con un cotal suo vezzo, lasciando vedere due file di denti lisci e ben saldati. Lo speziale e l'agente, a bocca aperta, stavano intenti alle parole del curato, che leggendo si piaceva di frastagliar quelle politiche novità d'alcune sue chiose e considerazioni, giudicate voi se fossero profonde!