— Oh! oh! ma lei s'inganna, caro signor curato! lo interruppe un'altra volta il signor Gaspero col suo risolino. La compagnia delle Indie è una società di negozianti, tutti ricconi sfondolati: altro che letterati! altro che dotti!

— Oibò! questa poi non me la bevo, replicava il curato, stizzito per quella nuova interruzione, e punto sul vivo. So ben che lei mi canzona! Cosa devon fare de' negozianti in que' paesi di barbarie, di miseria? Ma solamente la spesa del viaggio!... E poi, là... con quelle belle usanze d'impalare e bruciar vivi!... Se lo sanno i poveri missionari, a cui tocca di portar un po' di vita cristiana fra que' diavoli incarnati d'Indiani!... Negozianti? oh! oh!

— Ma io l'ho veduta l'Inghilterra, sa lei, signor curato? l'ho girata in lungo e in largo; e di questi Marc'Antonii, che parlan di milioni, come noi di scudi, io n'ho veduti e conosciuti parecchi, come conosco lei. E a me bisogna credere, chè de' paesi n'ho attraversati tanti, che quasi non me ne ricordo più i nomi.

— Sarà un'altra compagnia; ma questa non può, essere...

— Eppure, caro signor curato, questa volta...

— Scommetto che non è una compagnia di mercanti...

— Che la fosse una compagnia comica?... domandò, per vedere d'accomodar le partite, l'agente comunale.

— Eh! tacete voi!... E qui il povero curato, che in tutto il tempo di sua vita non aveva mai viaggiato più in giù di Como e più in su di Colico, sentiva scaldarsi il sangue, e fissando il suo contradditore: Questa volta, dice, eh! mi pare anche a me d'aver letto la mia parte di buoni libri, e ciò val tanto quanto il suo aver viaggiato, perchè quelli che scrivono han sempre ragione, e ne sanno un po' più di me e di lei... dunque, per dincibacco! mio caro signor Gaspero, posso aver ragione io, e lei torto!...

— Ma la si quieti, don Gioachimo, e mi badi...

— Eh le zucche! continuava l'altro, gettando sulla tavola la gazzetta, con una stizza da non dire. Lei l'ha sempre con me; già è un pezzo che me ne sono accorto.