La stanza non guardava al lago, ma al fianco della montagna, e solo la rischiaravano verso sera i pallidi riflessi del sole cadente. Un letto di foggia antica e chiuso da verdi cortine di seta, era collocato nell'alcova che s'apriva nel fondo: allato, un gran seggiolone a bracciuoli coperto di velluto damascato, una tavola con le gambe a rabeschi, e sopravi una guantiera con tazze di cristallo e vaselli d'argento. Pendevano dalle pareti gli antichi ritratti di famiglia, quell'ultime memorie de' nostri vecchi, che oramai non hanno altro rifugio che i cameroni e gli anditi buj delle ville deserte, se pur non albergano capovolti, in mucchio, su le soffitte o ne' soppalchi delle nostre case, o non sono dagli stessi figli e nipoti, come succede, mandati all'incanto su pe' muricciuoli. — Un armadio di legno nero intarsiato, uno scrittoio ingombro di carte e libri alla rinfusa, e poche seggiole rivestite di coperture di saja verde, compivano la suppellettile di quella trista dimora.
Già da venti lunghi giorni il lord era là, inchiodato nel suo letto dall'improvviso malore che l'aveva colto; era là, con la sola compagnia de' suoi foschi pensieri e delle sue speranze antiche, richiamate con un accoramento febbrile, assaporate quasi per crucciarsi l'animo con la loro memoria.
Le sue figliuole, que' due angioli che il Signore gli aveva mandato, perchè fossero la sua più fedele consolazione nella vôta esistenza, pareva che gli venissero in uggia anch'esse. Quand'erano a fianco del suo letto, sedute insieme nell'ampio seggiolone, con le leggiadre lor teste abbandonate su gli stessi origlieri che lo sorreggevano; quando venivano a confortarlo con quelle parole che a' figli nessuno insegna, e ch'essi soli sanno trovar sì bene, egli non sentiva l'armonia delle care voci, che avrebbero versato sul suo cuore ferito il balsamo dell'amore. Assorto ne' pensieri che lo facevan dispettoso d'ogni altra cosa, egli voltavasi bruscamente dall'altro lato, se una d'esse lo chiamava teneramente col nome di padre; e poi le congedava con mal piglio, dicendo di volere star solo e di non aver bisogno delle lor fanciullesche carezze.
Piangevan silenziosamente le buone giovinette al suo duro parlare, e se n'andavano mute e lente; ma, uscite appena, compativano insieme al povero padre, chè il suo male l'avesse fatto inquieto ed aspro; e si confortavano a vicenda ad aver pazienza, chè forse, con l'amorose loro sollecitudini, avrebbero medicato il dolore di lui, e vinta la sua ostinata tristezza. E si fermavano nella vicina stanza, origliando a ogni più lieve rumore; e riscosse, appena che uno sfogo improvviso di tosse turbasse il caro ammalato, accorrevan di novo al suo fianco; e lo pregavano, col pianto sugli occhi, che per amor loro bevesse alcuna delle pozioni che gli apprestavano per temperare quella sua angoscia convulsiva. Ma non gli svelarono mai che un medico le avesse ordinate; sarebbe stato lo stesso che dirgli di spezzarne le boccie contro la parete; bensì, con pietoso inganno, rassicuravano sempre ch'eran semplici calmanti da esse loro apparecchiati.
Ma le innocenti non sapevano che la principal cagione di quel male fosse l'ira dell'egoismo ingannato che lo rodeva, fosse l'estrema rovina delle sue lunghe fatiche, l'ultimo crollo d'un edifizio a cui per tutta la vita aveva lavorato, l'edifizio della sua grandezza! Le novelle a lui venute d'Inghilterra per lettere e per gazzette, e confermate pur troppo presto, avevano rivelato a lord Leslie che tutto il suo credito, un tempo così potente, era perduto, che le sue mene politiche cagionavano la caduta della sua stessa fazione; e che le nuove elezioni della sua contea, ultima speranza a lui rimasta, erano cadute sopra individui della parte opposta, e, fra quelli, sul più conosciuto suo civile nemico. E di più, gli toccò perfino di legger ne' giornali la storia della sua rottura col figlio, travolta, esagerata, come si suole, commentata per suo discredito, quasi fosse stata una domestica tirannide. Tutto ciò, e anche meno sarebbe certo bastato, finì a suscitare nella sua logora vita un subitano rovescio; la malattia che da lungo tempo covava, si spiegò violenta; e senza l'amore e la paziente attenzione di quelle soavi creature d'Elisa e Vittorina, lord Leslie avrebbe forse dovuto soggiacere a quell'ultima offesa dell'orgoglio già vulnerato.
Non era la mattina, ed Elisa, a passo cauto, leggero, entrava nella camera del padre ammalato; il suo cuore batteva di speranza e di segreto timore. Ella rimosse con mano tremante la verde cortina dell'alcova, si sollevò lieve su la persona, e guardò. — Suo padre pareva dormire d'un sonno tranquillo; perchè il respirar di lui non era più sì affannoso, e la calva sua fronte, che ombravano due ciocche di grigi capegli, era pallida e serena.
La buona figlia sentì allargarsi il cuore, levò al cielo gli occhi, domandò una benedizione all'anima di sua madre, perchè le dèsse forza di compiere il generoso proposito, per cui quel giorno ell'era venuta così di buon'ora nella stanza paterna. E poi lenta avanzando, s'adagiò cheta cheta nella seggiola, accanto al capezzale di suo padre; e abbandonata a' pensieri ond'era pieno il suo animo verginale, si perdette ne' sogni dell'avvenire, in quell'estasi che un'intemerata speranza dipinge come d'un'iride di felicità.
Intanto, senza ch'ella se ne fosse accorta, il padre s'era svegliato; e il primo oggetto che gli appariva, era l'amorosa fanciulla sedutagli accanto, era quella sembianza angelica e pura, che la faceva parere cosa non mortale. Egli, senza pur muoversi, la guardava, ned ella s'era ancora riscossa; la guardava, non l'aveva creduta mai così bella. — Povero padre! quel pensiero d'innocente orgoglio nasceva nel suo cuore forse per la prima volta! Continuava a contemplarla, e sentiva un piacere mite, segreto, che non aveva provato mai.
Allora trasse una mano fuor delle coltri, e strinse con dolce forza il braccio della figlia, ch'essa pianamente aveva poggiato su la sponda del letto. Elisa a un tratto si risentì, e le parve che il padre leggesse ne' suoi pensieri, che quello sguardo la penetrasse sino in fondo al cuore... I suoi sogni eran sì belli! Arrossendo per subitanea tema, si chinò verso di lui, e disse: — O mio padre! io era venuta a spiare il momento che vi sareste svegliato, e intanto i miei pensieri m'avevano rapita lontano lontano, ch'io quasi vi dimenticava; o mio caro povero padre!
— Buona Elisa! tu mi vuoi bene, lo so! tu mi sei cara, adesso più che mai! rispondeva l'ammalato con tale accento di mitezza insolita, che la figlia non credette quasi a sè stessa.