— È qui!... balbettò allora con voce timida e sommessa la giovinetta; qui, ne' dintorni. No, egli non era partito, come voi avete creduto. Son due mesi che se ne sta in una povera casa, non lontano di noi, nascondendosi a tutti, e a voi più che a tutti, perchè l'avete con sì gran collera scacciato. Era questo il nostro gran segreto!... Oh perdonateci! Quante volte egli volle tornare, gettarsi dinanzi a voi, stringer le vostre ginocchia, e giurare di sagrificar tutto al più piccolo vostro volere!...

— Che sento? Egli è qui? Ha dunque dimenticato che nulla v'è più di comune fra noi? E perchè non è partito, perchè non lascia ch'io sopporti in pace questo male?

— Egli aspetta il vostro perdono...

— E intanto che aspetta... io qui languisco, dimenticato da tutti... Oh! aspetti, aspetti pure, ch'io morirò ben presto, e porterò con me nella fossa il nome di mio padre!... Aimè, che ho vissuto infelice per morire infelice! Oh s'egli non avesse spezzato ogni legame fra noi, se venisse a sostenere il mio capo, a dirmi una parola di compassione!... Ma no! egli non verrà. Il suo cuore non è impastato che di bassezza e d'egoismo. Se fosse qui, mi lascerebbe languire, finire così, senza cercar di vedermi?

— Ah signore, voi lo dite? ah ditelo un'altra volta, e lo vedrete inginocchiarsi a' piedi del vostro letto, piangere, domandarvi la vostra benedizione! Ricordatevi, padre mio, ricordatevi che voi l'avete respinto dal vostro seno! Dite adesso una pietosa parola. Ma, voi l'avete già detta!... e Arnoldo, ah! lasciate ch'io vi confidi tutto, Arnoldo è là che v'ascolta, che piange nelle braccia di Vittorina... E così parlando con inesprimibile dolcezza d'amore, ella correva affannosa all'uscio della stanza, e — Vieni, diceva, mio povero Arnoldo, vieni! tuo padre ti perdona! ah ringraziane Dio!...

Entrava Arnoldo, pallido, sommesso, e fatto umile dal gran dolore. Il vedere suo padre così mutato, così invecchiato in due mesi, gli spezzò il cuore d'affanno. In quel momento, egli sentiva la forza di rinunziar per lui a ogni speranza, a ogni volere. Oh! nulla avrebb'egli osato negare a quel vecchio, che per la prima volta vedeva giacere oppresso sotto la muta sentenza d'una morte aspettata.

S'avanzava lentamente, s'avvicinava al letto, china al terreno la testa, coprendosi d'una mano gli occhi; piangeva, nè sapeva trovar parole a spiegar la piena degli affetti, che sì forte in quel momento lo conturbavano. Egli rivedeva suo padre, lo rivedeva più mite e meno ingiusto; e la speranza di consolarci giorni travagliati di quell'uomo caduto, gli faceva parer men dura la parola d'accusa che stava per pronunziare contro sè stesso. L'immagine di un padre prostrato in una prematura vecchiezza, portante il peso d'una sciagura quantunque voluta, lo ferì nel più vivo del cuore. Egli cadde in ginocchio a' piedi del letto di lui.

Lord Leslie sentivasi, pur non sapendo come, trascinato da un'angoscia segreta a perdonare, a dimenticare il passato, a rivivere come un tempo nell'unico suo figlio. Sollevossi allora sul letto; e alzando la sua testa calva e superba, nell'impeto d'un prepotente pensiero, stese la destra ad Arnoldo; il quale con rispetto la strinse, chinando su di essa la fronte. Ma il lord non disse una parola; il suo volto non fu rischiarato dal sorriso, il suo sguardo non si levò al cielo.

Fu una pace gelida, incerta. Pareva che un destino, col quale entrambi avessero tentato di lottare invano, li riunisse in quel momento. Nel cuore del figlio, l'interno contento era temperato da un grave dolore, ma nel suo volto, più che gioja e dolore, leggevansi timidezza e rispetto: in vece l'impassibile e severa fronte del padre non era da nessun affetto rasserenata; le rughe, che da tanto tempo la solcavano, non erano scomparse, gli occhi suoi non furon bagnati d'una lagrima, il suo sguardo fu lucido e fisso. — Era lo strano e fiero contrasto di due cuori concitati e diversi; e quasi faceva terrore la verità di quella scena semplice e muta!

Ma le due giovinette eran tutte commosse. Elisa, piena di gioja, perchè quella pace era stata opera sua, nascondeva nel seno di sua sorella il volto e le lagrime della tenerezza. E Vittorina teneva fissi gli occhi sopra di lei, e col sorriso d'un gaudio celeste la baciava in fronte.