Volse la pagina e continuò:
«— Jeri ho incontrato quel giovine straniero. Non so perchè egli brami sì forte di conoscermi e di leggermi in cuore. Pure, l'anima sua mi pare schietta e nobile; vorrei rivederlo, perchè mi sarebbe dolce lo spargere qualche consolazione in un cuor ben fatto, in una vita giovine e capace di bene. — Stasera, quando raccontai a mia madre l'impensato incontro, Maria mi disse d'aver veduto più d'una volta quel solitario giovine, che da qualche tempo dimora in questi contorni; e avend'io soggiunto ch'era un gentiluomo inglese, si maravigliò che cercasse di farsi amico mio. — Buona fanciulla, le dissi, tu non sai di quali oscuri mezzi talvolta si valga il Signore per il nostro bene! Chi sa che quell'anima traviata e deserta non trovi nella calma delle mie parole, e nella povera virtù d'un uomo ignoto, com'io sono, un occulto consiglio, un nuovo conforto a miglior meta, la prima parola forse d'una verità aspettata, e non pur conosciuta!... Allora, io ben m'avvidi, il puro intelletto dell'ingenua fanciulla comprese d'un lampo il mio segreto proposito. Oh la purezza del cuore e del costume sono la più vera luce del pensiero!... —
«— Buona e infelice Maria! Io penso bene spesso a te, e ti compiango, perchè l'anima tua parmi destinata a sofferir molto quaggiù. Il tuo cuore sente troppo, e troppo di buon'ora tu hai gustato i piaceri dell'anima, per viver contenta nella tua meschina sorte.... Ecco a che si riduce la benevolenza del ricco! — Con te, io non ho mai fatto parola di ciò... Ma oggi bastò una lagrima che ti cadde dagli occhi ad agghiacciarmi il cuore. Ella mi parlava del giovine forestiero. Oh! con qual accento, con qual sorriso celeste mi disse: Egli dev'esser buono, e pare infelice! E tu devi consolarlo, o fratello: oh se le tue parole gli toccassero il cuore!... Io non potrei sopportare il pensiero ch'esso abbia ad andar perduto in questo mondo e nell'altro!..........
Arnoldo non lesse più innanzi. Gettò dispettoso il libro, un amaro sogghigno errava su le sue labbra. Egli ristette, lo sguardo fisso, le braccia serrate al petto, con un brivido nel cuore e uno strano tumulto ne' pensieri.
Dopo alcun tempo don Carlo, tornato a casa, salì nella stanza; e, veduto l'amico in atto di sì profonda occupazione, che non s'accorse del venir suo, lentamente gli s'avvicinò.
— Arnoldo, voi m'avete aspettato, non è vero?
— Siete voi? rispose, riscotendosi, il giovine. Sì, venni a cercarvi. Da alcuni giorni io non vi ho veduto; e temevo quasi non foste partito.
— Converrà bene ch'io vi lasci presto; e forse non resterò qui oltre domani...
— Come?
— Gli è già parecchie settimane ch'io son qui. Oramai, le poche brighe che domandavano la mia presenza, sono finite. Jeri mi fu consegnata la tutela di mia sorella, e di quel poco ben di Dio che le tocca, e quest'oggi ho riscossa porzione d'un vecchio credito, che mio padre teneva verso un tale di Lecco. Adesso, mi richiama altrove un dovere assai più sacro.