— Dunque, che c'è di nuovo, signor Mauro? disse, voltandosi al deputato politico.

— Eh! che vuol mai ch'io sappia, io! rispose quegli. Lei, don Gioachino, lei che sa di politica, che vive di giornali, me le racconterà le notizie.

— Oh sant'iddio! L'ho detto tante volte, caro mio signor Mauro, ch'io non m'impaccio di faccende mondane! Io vivo in questa tana, come un tasso di montagna... Io non c'entro, io non c'entro, lo dico e lo protesto! io dormo all'ombra del mio campanile, e di queste cose che bruciano, me ne lavo le mani.

Questa protesta, che non sarebbe certo uscita di bocca al curato in altro tempo, gli fu allora suggerita dalla fresca tema di vedersi a qualche brutto giuoco, per la maledetta smania che aveva di pesare su la sua bilancia i destini d'Europa. Il buon uomo s'era ingannato: nessuno badava, più che agli abitatori della luna, alla congrega dottrinaria dello speziale; ma allora la paura era entrata in corpo al povero don Gioachino, e per lui era lo stesso che se l'avessero tenuto per un Robespierre in saio nero.

— Dunque, mutiam discorso, seguitò, perchè vedete bene!... Già, non è bisogno dirne di più;..

Gli astanti capirono, o credettero di capire, quella reticenza. E il signor Gaspero, che aveva la chiave del mistero, — Or via, disse, volete che ce n'andiamo in compagnia giù fino alla riva? Non può star molto, che passi il Vapore...

— Andiamo! risposero.

— E anche lei, signor curato, soggiunse il deputato politico; via! venga, non si faccia pregare.

Cammin facendo cianciarono, al solito, di cose inutili. Ma poco stante, il dottore, additando una barchetta che prendeva il largo: — Guardate! disse, non è quella laggiù la barchetta delle nostre damine inglesi, qui della villa?

— Ah si! è proprio quella! già si sa, il dottore ha buoni occhi, e conosce le belle fanciulle un miglio lontano.