— Via, signor Gaspero! So ben che lei scherza: non me n'intendo io.

— Eh voi siete un giovinotto, signor Paolino, un dottore di primo pelo! Caspita, che su' trent'anni, come voi adesso, ne feci anch'io delle belle, e qui e via di qui; ma era il secolo passato, amico, quel tempo di cui adesso si ride.. povera gente!

— Buon pro le facciano, padron mio, ma le ripeto, lei s'inganna a partito!

— Andate là, volpone dottorato, che avete buon gusto. Già lo sappiamo anche noi; è quella dagli occhi cilestri, dall'aria sentimentale! ah! ah!... diceva il deputato.

— Anche voi volete spassarvi alle mie spalle, signor Mauro?

— Via, confessate, signor Paolino, non è così? non è quella del bigliettino color di rosa, quella del luigi doppio? L'avete pur raccontata voi la storiella.

— Oh andate al malanno, ch'io vi mando! rispose piccato il dottore.

— Ehi! la vi pizzica? ripetè l'altro, dunque è segno ch'è vero!

— Ah! ah! quest'è bella, è nuova di conio. Il dottore muore dietro all'Inglesina! oh me la godo proprio... E il signor Gaspero, con quella sua ciera piacente, rideva, rideva di gusto.

— Ma via, finitela! lasciatelo stare quel povero figliuolo, se non volete che gli salti la mosca, continuando così come fate a dargli la soia, soggiunse il curato.