Arnoldo e le sue sorelle impiegarono que' primi dì nel visitare a parte a parte le nostre chiese più antiche e famose, i pochi monumenti dell'arti, le molte fabbriche degne d'esser vedute. Il giovine era stato a Milano in altri tempi, e aveva conosciuta la città; egli si faceva dunque compagno delle fanciulle in quegli utili diporti della mattina, e dava loro la spiegazione di tutto, meglio che non l'avrebbe fatto un facondo cicerone di piazza.

Ma elleno non potevano mai persuader Maria ad accompagnarle. Maria temeva di farsi vedere con esse in mezzo a tanta gente; e s'ella da prima non aveva pensato mai alla gran distanza che separava l'oscura fanciulla dalle nobili damigelle, quest'idea dolorosa cominciò allora a tormentarla con un assiduo rimprovero.

Quand'era sola poi, rifletteva a quello strano mutamento della sua povera sorte, domandava a sè stessa perchè mai avesse acconsentito a seguire una famiglia che non era la sua, e come la si potesse abbandonar così, anima e cuore, a quella vita tutta nuova per lei, e a che fine la sarebbe venuta. Tutto le pareva un sogno; ma il turbamento che le s'era messo nel cuore, era vero. Allora sentiva il desiderio d'una consolazione lontana, ignota, che nessuna cosa al mondo le avrebbe potuto dare, nemmeno il ritorno alla sua casa, alle braccia di sua madre. Per la prima volta, ella pensava a sè stessa, a sè sola; all'avvenire, ai suoi timori, alle sue speranze. Oh! perchè tutte quelle angustie, perchè quelle inquietudini e quel rammarico si quietavano nel suo cuore, quando Elisa o Vittorina correva a scuoterla da' suoi mesti pensieri con l'ingenuo bacio d'una sorella, o quando sentiva soltanto pronunziar fra loro il nome d'Arnoldo, o sostava al suono della sua voce, a quello de' suoi passi?

Lord Leslie intanto, giunto appena in città, ripigliò la sua vita altera e dispettosa, com'è costume de' vecchi, che senton oggi il tedio di quel che jeri bramarono. Lo strepito della città gli ricordava il tumulto della sua vita passata, i lunghi anni travagliati dalle cure della grandezza e dall'inimicizia della sorte. Egli dunque tornò a starsene chiuso e solitario, a non voler vedere anima viva; e alternava le lunghe ore della sua giornata fra il tè, le gazzette inglesi e la corrispondenza epistolare de' suoi agenti di Londra e de' gentiluomini della sua parte.

Arnoldo amava passar la più gran parte del giorno in compagnia delle sorelle; chè la dimestichezza d'una vita modesta e uguale, le consuetudini quotidiane, quella sì cara onestà del costume di Maria, e quella sua semplice bellezza, tutto s'univa per fargli più prezioso un amor puro e segreto. Nè Elisa e Vittorina ne' loro cuori ingenui n'avevano ancora il più lontano sospetto; e lord Leslie stesso, anzi che a codesto affetto d'Arnoldo, avrebbe creduto alla prossima rovina della superba aristocrazia del suo paese.

Era in quel torno capitato a Milano tra i molti inglesi che passar vi sogliono nell'inverno, un baronetto, antico amico de' Leslie, il quale trattenutosi pochi dì, venne a portar loro le fresche notizie della patria; e fu il solo che il lord acconsentisse di vedere. Era un uomo di mezz'età, con un falso e ricciutello toppè d'un biondo rossigno; volto di tinta accesa, ma sincero; cravatta e corpettino bianchi; abito di color verde inglese, soppannato di velluto, a larghe rivolte e larghi quarti; un occhialetto d'oro pendente al collo, e manichini increspati su' guanti gialli; insomma, lo scapolo elegante, il dandy di quarant'anni.

Costui sedeva, una sera, in mezzo al piccolo circolo delle due damigelle, d'Arnoldo e della nostra fanciulla. Fosse l'aria vivida d'Italia che l'animasse più del solito, fosse la leggiadria delle giovinette, fatto è che quella sera egli faceva le spese della conversazione; sfoggiava quegli scherzosi nonnulla, per cui nel bel mondo anche il dappoco diventa fior di senno; ciarlava, rideva per tutti, chè non pareva fosse nato al di là della Manica; e, com'era stato gran viaggiatore, ripezzava il suo parlare or della lingua nativa, or della nostra e or della francese. Ad Elisa, in men di mezz'ora, egli aveva già ricordato a una a una le amiche damigelle che l'aspettavano nella contea, e le s'era fatto vicino per bisbigliarle all'orecchio che un giovine poeta italiano errava sempre intorno al deserto castello de' Leslie; e poi aveva presa la piccioletta mano di Vittorina, e le aveva descritte a parte a parte le splendide feste, i passeggi, le danze, le corse de' cavalli, le compagne fatte spose.

— Oh perchè non son giovine anch'io come voi! seguitava il brioso baronetto. Per voi è l'aurora, per me il mezzodì, per voi splende il sole della bella Italia, per me quello del nord; pure non sono malcontento di me stesso... I' ho fatto più lunghi viaggi, che non Colombo, Marco Polo, Vasco de Gama e il capitano Cook, tutt'insieme! Ho veduto il mondo; ma lo darei tutto, se fosse mio, per un anno solo de' vostri... L'amore è la più bella parola di tutte le lingue; domandatelo, miss Elisa, al vostro poeta, e voi, miss Vittorina, al vostro cuore!...

— Voi siete molto gaio, sir Edwin, l'interruppe Arnoldo; e la vostra vita, se alcuno la scrivesse mai, dovrebb'essere un bel romanzo.

— O amico mio, pensate! press'a poco come quello di Gil Blas de Santillana. Anch'io sono sempre stato di buon umore, a jolly fellow... E poi? non credete forse che la vita di qualunque uomo, fra i venti e i cinquant'anni almeno, sia un romanzo?... Quella d'una giovinetta poi, quella d'una bella donna!... Oh delicious! delicious!