— Aimè! disse ridendo Vittorina, io non ho tocca ancora l'età del romanzo.
— Sì, sì! per un volto e per un cuore come il vostro, il romanzo comincia a quindici anni. Ma per me... la mia stella tramonta! ah! ah! l'ipoteca dell'età pesa anche su lo spirito! eh! eh!
— Via, via, sir Edwin, soggiunse Elisa, consolatevi, chè lo spirito è un genio bizzarro che non ha paura del tempo!... Ma lasciam le follie; e voi continuate a darci le novelle de' nostri amici di Londra. Non ci avete ancora detto nulla d'Elena nostra cugina? l'avete veduta?...
— Miss Davison? Essa è l'ultimo angelo of our merry England, che mi sorrise prima della mia partenza. Essa è sempre più bella, una maga, una divinità! I nostri dandys le fanno corona sempre e da per tutto; è il sospiro di tutti, l'idolo che tutti adorano. Ma nessuno trionferà, perchè noi la serbiamo per l'amico nostro Arnoldo. Non va bene?...
— V'assicuro, rispose Arnoldo, ch'io non fo di questi aurei sogni. Io vorrei piuttosto amare, che adorare...
— Che c'è di novo? voi siete così mesto e circospetto, ch'io non vi riconosco più. Ma, a proposito, come riusciste a far pace con vostro padre, dopo quel terribile scacco?... A lui, non ebbi cuor di parlarne. Oh se sapeste! il nobile duca era uscito de' gangheri... le vostre superbe zie, la marchesa... la viscontessa, facevano un commèrage; tutta Londra lo seppe; se ne parlò a Bath, Brighton, Chelthenham... E quella povera miss? così giovine, così ricca e così bella? Ma essa si consolerà! ah! ah!.. Eppure, lasciate che io le dica, sir Arnoldo, ell'era fatta per voi!...
Arnoldo non potè più sopportare l'insipido cicaleccio del baronetto; e poi, Maria era presente. Costui aveva toccato una corda, che in quel punto risvegliava un ricordo doloroso nel suo cuore; quindi troncò a mezzo il discorso, alzandosi bruscamente, e preso il cappello, uscì. Sir Edwin non s'avvide, o finse di non s'avvedere di quel mal garbo; si rivolse ancora alle fanciulle, e continuò le sue vôte facezie. Maria, nascosta quasi in un canto della sala, era stata silenziosa e indifferente per tutta la sera; se non che, alle ultime parole del baronetto, rivolse un momento gli occhi ad Arnoldo, e sentì ferirsi nel cuore, come d'una punta mortale.
Alcuni giorni appresso, ell'era sola nella sua camera; le due damigelle, col padre e con Arnoldo, se n'erano ite a un ritrovo, in casa d'un gran personaggio. Mentre frugava nel suo armadietto, le era venuta sott'occhio l'ultima lettera del vicecurato, quella con cui le aveva concesso di partir di casa sua. Essa l'aprì, la meditò lungamente, china la fronte, e fissi gli occhi, che lasciavano cadere involontarie lagrime su le smorte sue guance: e quelle parole, che la prima volta l'avevano appena commossa, allora la fecero tremare. Alla fine, abbandonò la mano che teneva il foglio, e appoggiò l'altra dolorosamente sul cuore, come cercando di soffocarne il palpitar crescente. Allora proruppe in un pianger dirotto.
Essa aveva letto nel proprio cuore. Ciò che fino a quel dì era stato un segreto, un mistero per lei, le apparve lucido e schietto al pensiero, divenne una certezza, una verità, che la riempì di confusione e quasi di spavento.