— Oh! io non ho nulla con voi! Cosa m'avete fatto?... Io voglio ritornare al mio paese, io voglio mia madre! Ah! non l'avessi abbandonata, non sarei adesso una povera infelice!
— Sì? dunque è vero, dunque è vero che m'ami?... Oh! io lo so, il tuo segreto è mio! Maria! Maria, amami! io non cerco che il tuo amore innocente!...
Maria non fece motto, non rispose che con un gemito. S'alzò, fece alcuni passi, tentò ancora di fuggire; ma l'impeto di tanti e contrarii affetti, che tutti in una volta avevano oppresso il suo cuore, le tolse ogni lena: il piede non la sostenne più, e sarebbe caduta sul terreno, se non era Arnoldo a reggerla con le sue braccia.
Egli la contemplò ancora; e il vedere ch'essa andava mancando e respirava a pena, lo riscosse, gli mise nell'anima ignoto terrore... Non sapeva che fare, e chiamò alcuno che venisse a soccorrere la svenuta. Ma nessuno comparve. Allora chinò il suo viso su quello della fanciulla, e le baciò la bocca, con un bacio timido, furtivo, quasi sperando di poter con esso richiamarla alla vita.... Ma il tocco di quelle labbra fredde e semiaperte gli destò in cuore il ribrezzo, lo sgomento di chi commette un delitto. Allora chiamò di nuovo; e, sendo accorsa una fantesca, confidò la fanciulla alle sue cure, e usci in silenzio.
Dopo quel giorno, Maria fu sempre pallida e taciturna. Ella aveva perduto il suo sorriso e il suo bel colore, come l'ultima rosa dell'autunno.
II. ORE DI TRISTEZZA.
La fanciullesca amicizia ch'era nata tra le due figlie del signore inglese e Maria non doveva certamente durare più che un passatempo di campagna, un giovenile capriccio. Tra l'una e l'altre v'era troppa distanza, perchè potessero vivere insieme nella concordia de' pensieri e del costume, rallegrarsi delle stesse speranze, senza invidia nè gelosia, e vagheggiar lo stesso avvenire: la buona, la semplice amicizia ha bisogno di cuori che abbiano sempre la stessa fede, le stesse speranze, lo stesso amore. Era quello in vece un bel sogno, un sogno dorato ma passeggero. Un anno ancora, e forse le figliuole del lord, cercate da ricchi e illustri sposi, avrebbero dimenticata la loro amica, la compagna di pochi dì, alla quale non sarebbe rimasto altro che tornar più povera di prima, e infelice, dove prima non era, alla deserta casa del suo villaggio.
Eppure Vittorina ed Elisa non pensavano che doveva esser così; perchè sentivano ancora come sia dolce l'amare con quell'incerto desiderio e quella serenità modesta, che sono il più bel dono della giovinezza, fino a tanto che il soffio gelido del mondo, e le piccole superbie della società non hanno appannato i sinceri affetti del cuore.
E Maria anch'essa, la quale appena sapeva che cosa fosse la vita, s'abbandonava alla malía di quel sentimento che subito c'incatena, quando vediamo d'essere accarezzati, amati. Ma il soggiorno della città e le abitudini del mondo signorile dovevano presto rivelarle il vero, e farle sentire il molto amaro di che era mista la poca gioia gustata per breve stagione.
Non andò gran tempo che gl'inviti a splendidi festini, a nobili brigate, e le visite fatte e ricevute, come impone la schizzinosa cerimonia, e i circoli dei forestieri, divezzarono lord Leslie dalla solitudine a cui pareva si fosse condannato. Le buone novelle politiche venute dallo straniero l'avevano riconciliato con le sue speranze d'una volta; egli frequentava le più illustri case, conduceva sempre con sè le figliuole, e voleva che Arnoldo le accompagnasse. Nel cuore dell'inverno, le armonie de' nostri teatri e l'allegria delle veglie e de' balli, chiamarono ad altri pensieri, ad altre premure le due giovinette; le quali prima avevano menata una vita troppo modesta e casalinga per non piacersi, come suole avvenire, di que' variati sollazzi che per loro avevano ancora la seducente lusinga della novità.