Intanto Maria in tutto quel tempo, e furono due lunghi mesi, visse quasi sempre abbandonata e solitaria, in mezzo al tumulto della città, fra il continovo sentir ricordare le feste del dì passato e il vedere apparecchiarsi a' piaceri della domane, feste e piaceri che non erano per lei! E oh! quante volte allora desiderava di trovarsi a casa sua, al fianco di sua madre, accanto del suo arcolaio; e sentiva in sè stessa un accoramento di vedersi così negletta; e divorava in segreto le lagrime dell'amore e dell'abbandono.

Quand'essa rimaneva in casa, in quelle lunghe sere invernali, che sembrano eterne a chi nella solitudine ha de' dolori a cui meditare; quando altro non le giungeva all'orecchio fuor di quel lontano mormorare, ch'è l'indizio della vita notturna d'una città, e pensava che nessuno poneva mente allo sfogo del suo dolore; allora, dopo d'aver tentato inutilmente d'occuparsi nell'una o nell'altra cosa, per disviar gli assidui pensieri che le stavano in cuore, rimembrava la pace che non avrebbe trovata mai più, e cercava di persuadersi della stoltezza di quell'amore che l'aveva fatta smarrire, e della vita inutile e desolata, che ormai le restava a compiere.

Nelle prove del dolore quell'anima fiduciosa e pura aveva trovato la forza di conoscer la vita e la funesta sua realtà; perchè pare pur troppo, che la conquista d'una ferma ragione valga il prezzo dell'innocenza e del disinganno: così bisogna che l'albero perda i suoi fiori, perchè si fecondi il frutto. Maria, che non aveva veduto il mondo, che non aveva trovato sul suo cammino se non persone amiche e liete di poterla amare, Maria, in quell'ore di solitaria tristezza, era divenuta una creatura nova. Allora la vita, che un tempo si dipingeva dinanzi e lei così serena e bella, spogliavasi di tutta la sua magìa; anch'essa la timida fanciulla sentiva nel cuore una pena ignota, muta, indistinta, e poi la puntura segreta del primo rimorso; anch'essa aveva una parola, un'acerba parola per domandare al Signore con che ragione l'avesse resa infelice! E non le parevano più cosa impossibile la malizia degli uomini e la fortuna de' cattivi; per la prima volta, l'amaro sorriso dell'odio aveva sfiorato la sua bocca: ella pure sentiva d'avere una forza intima, potente, la forza di disprezzare chi le aveva fatto del male.

In que' momenti angosciosi, si metteva a scrivere al fratello di ben lunghe lettere, nelle quali effondeva tutta l'amarezza del cuor suo e il compianto del suo misero destino. Ed eran fogli sparsi più di lagrime che di parole; era la pietosa confessione d'un'anima che non sa reggere al primo colpo del dolore. E poi lacerava, bruciava ciò che aveva scritto; si sforzava d'esser tranquilla, e, raccolti i pensieri, toglieva fuori, e ponevasi a leggere con voce commossa il suo libro delle preghiere.

Così passavano per lei i giorni e le settimane di quel tristissimo inverno. Ella vide che sarebbe stato una follia il domandare alle amiche perchè non la conducessero con loro, dopo ch'ella stessa s'era tante volte mostrata ritrosa a accompagnarle; e le fanciulle non ebber più cuore di pregarnela, quando si furono accorte che il padre repugnava all'intima confidenza da loro messa in Maria.

La giovinetta dunque soffocava il suo affanno; e tremando sempre che una parola, un gesto, un'occhiata potesse tradire quel segreto, il primo ch'ella avesse avuto mai, e che avrebbe voluto nascondere anche a sè medesima, cercava d'ingannar chiunque appena le volgesse uno sguardo; cercava di parer lieta, quando il suo cuore non era pieno che d'una sola malinconica idea. Egli era pur doloroso il veder sempre un mesto pallore sulla sua fronte, e un sorriso di gioia sulle sue labbra!


Ma in quel tempo, il segreto turbamento d'altri e più gravi pensieri agitava la mente di Arnoldo. La quiete della meditazione, che fa nascere la necessità di conoscere e di sapere; la libertà dell'anima, che conduce allo studio di quanto v'ha di più riposto nella vita, e che in mezzo al tumulto degli uomini è così facilmente dimenticato e perduto; la volontà non più tentata dall'esterne apparenze e scevra d'ira o di timore: tutto ciò aveva fatto maturo l'intelletto del giovine a uno studio nuovo e più severo della vita. Troppo spesso la sana mente e la fredda ragione sono umiliate da una specie di vago abbattimento, da un amaro disgusto delle cose, perchè possano essere capaci di grandi e virtuose risoluzioni. La coscienza del dovere, senza l'alito segreto dell'affetto, non è virtù; perchè la virtù viva nel cuore, non basta la persuasione indotta dalia muta esperienza del fatto; è forza che al fatto si trovi una spiegazione, un principio sovrano: il misterioso legame dell'anima con la vita.

Arnoldo aveva conosciuto nella nostra città uno di quegli uomini di semplici costumi e d'animo incorrotto, i quali in mezzo del mondo sieguono con passo sicuro una via negletta e taciturna, la via dell'onesta saggezza. Gli applausi e la gloria non sono per loro, anime grandi e oscure; ma sono per loro la tranquillità dell'uomo modesto e la forza del giusto; essi vengono sulla terra ignoti, dimenticati, e se ne vanno del pari; ma il frutto delle parole e dell'esempio loro sopravvive, e non può andar perduto.

Quest'uomo del quale io non dirò il nome, perchè i buoni non cercano lode nè invidia nel mondo, paghi dell'amore dei pochi, nel piccolo cerchio di coloro che si ricordano del bene avuto; quest'uomo, con la dolcezza dei consigli e con la forza mite d'un senno angelico e consapevole del cuore umano, indirizzò e sostenne i pensieri di Arnoldo a quel fine a cui l'anima sua da tanto tempo anelava. Egli lo preparava a' gravi studi, lo nutriva di ferventi meditazioni e di calda volontà, accendeva il suo coraggio, rinfrancava la sua vigilanza, gli prometteva la vittoria dopo la battaglia, e dopo la fatica il sospirato riposo.