Alle severe lezioni di lui Arnoldo consacrava allora la più gran parte del suo tempo; ond'avveniva ch'egli si rimanesse, talvolta anche per gli intieri giorni, lontano dalla sua casa e dall'amata giovinetta. E poi, quando ritornava, quasi sempre appariva mesto, chiuso nel suo pensiero; non parlava, e passava lunghe ore intento a nuove e severe letture, con l'animo combattuto da strane ed inquiete fantasie. Non di meno, con gran cautela, egli tenne sempre nascosta a tutti la ragione di quelle sue assenze quotidiane, di quell'assidua e muta preoccupazione. Maria soltanto se n'era accorta, ma taceva; e per il suo cuore era un tormento di più.
Pure in mezzo a quest'ignota cura d'Arnoldo, vi era de' giorni ne' quali l'amore, che pareva quasi divenuto in lui una quieta abitudine, si faceva più forte del suo proposito, più grande della sua virtù. Allora egli s'abbandonava a' suoi sogni antichi, a quei fallaci disegni che fa sempre l'incauta giovinezza, persuasa che la scusa dell'amore renda tutto facile e giusto. Allora la leggiadra immagine di Maria non rallegrava più come prima tutti i suoi pensieri; il suo cuore era ardente, oppresso; egli la cercava sovente, e poi quando le era vicino sentiva conturbarsi; voleva parlarle, spiegarle l'amor suo, ma non sapeva con che parole. E se mai avveniva che i timidi occhi della fanciulla s'incontrassero per un momento ne' suoi, essa era colta da un terrore nascosto, non mai provato.
Una mattina — era in febbraio — le due sorelle e Maria sedevano silenziose presso un tavolino di lavoro, non lungi dalla finestra, da cui penetrava una luce fosca, attraverso i cristalli che la gelata nebbia notturna aveva indorato dei più bizzarri rabeschi. Arnoldo, appoggiato alla spalla del camino, volgeva senza attenzione le pagine d'un volume che teneva fra le mani. Poco di poi, essendo venuta una mercantessa di mode, le due sorelle uscirono; e Arnoldo rimase solo con la fanciulla.
Tacevano entrambi, e Maria non osava levare gli occhi dal lavoro, al quale pareva intenta. Arnoldo aveva posto giù il libro, e la rimirava, tutt'occupato nella sola idea dell'amore. Alla fine se le avvicinò, e con voce rapida e commossa, — Maria! le disse, è tanto tempo ch'io devo parlarvi, e voi...
Maria taceva; ma il suo cuore era tremante, e batteva rapido e forte.
— Maria, ascoltami, te ne scongiuro!
— Pensi signore! io non posso, non devo...
— No! Maria, bisogna che tu m'ascolti. Lo so, lo vedo, tu mi fuggi sempre, temi pur anche un mio sguardo, eviti di rispondermi una parola. Ma la tua timidezza, la tua angustia ti fanno più cara, più celeste al mio cuore!... Oh non mi respingere, Maria! Il mio amore ha bisogno del tuo!
— Deh! non parli così! rispose la fanciulla. Io non ho nulla a questo mondo, e lei vorrà farmi più infelice di quel ch'io sono?...
— Io non ho altra speranza che l'amor tuo! Dal primo giorno che ti vidi ti ho amata, e la tua felicità è l'unico mio voto... Oh se potessi spiegarti quanta dolcezza tu spargesti nella mia vita!... Ma no, io ti chiedo solo una parola!... Dimmi che mi ami, e io son pronto a far qualunque cosa per te! Mio padre potrà maledirmi, ma togliermi al tuo cuore giammai!... Noi fuggiremo di qui, andremo sotto un altro cielo bello e beato, come il cielo del tuo lago! E tua madre, la buona tua madre ci benedirà... Essa verrà e starà sempre con noi. Ah! dimmi una parola, e domani, quest'oggi ancora...