— Ah no, no! per carità, non si prenda così amaro giuoco di me! Io non so che cosa lei voglia dire!...
— O Maria, tu sei la creatura più santa ch'io trovai sulla terra! Perchè non vuoi credere al tuo cuore, perchè non a me stesso? Io non ho mentito mai! non temere... Tu non mi rispondi? non mi guardi nemmeno?
Maria si coperse il viso con tutt'e due le mani.
In quel momento rientrarono le due sorelle, tutte festevoli, recando ciascuna un bell'abito di velo trapunto; ch'era destinato per il ballo del domani. Entrambe corsero verso di Maria, e le mostrarono quei graziosi vestili: e mentr'ella li ammirava, nascondendo il suo turbamento sotto un menzognero sorriso, Arnoldo fissò sopra di lei uno sguardo ardente, uno sguardo che voleva dire tutta la sua speranza d'amore; e quando s'avvide che la fanciulla l'aveva compreso, s'allontanò.
Quel giorno, Maria non fu più veduta, nè all'ora consueta del pranzo, nè a quella del tè. Ella s'era chiusa nella sua camera; e, dopo lunghi pensieri e lungo affannarsi, aveva scritto una lettera, come se in quel foglio fosse l'ultimo consiglio della sua pover'anima perduta; lo suggellò, e vi mise sopra il nome di suo fratello.
Poi, di nascosto, sola e frettolosa, era uscita. Ella stessa, Maria, volle da nessuno veduta portar quella lettera, perchè temeva che qualunque altro, a cui l'affidasse, avrebbe indovinato ciò che v'era scritto dentro. Attraversò alla ventura due o tre vie, dubitando al volgere d'ogni contrada, e tutta paurosa, benchè fosse coperta nel suo velo e quasi nascosta in esso. Più d'una volta pensò d'arrestare qualche passeggiero, perchè le indicasse dov'era la posta delle lettere; ma sempre si pentiva e seguitava innanzi. Alla fine, avvenutasi in un vecchio, che aveva veduto levarsi il cappello nel passare sotto un'immagine della Madonna, gli s'accostò, e confusa gli fece la sua domanda; il galantuomo la guardò, fece un certo atto di maraviglia, poi sorrise e le insegnò la via. Ed ella vi corse quasi volando, e lasciata cadere la lettera nella cassetta della posta, tornò a casa, con più rapido passo e con l'anima più tremante di prima.
III. UN COLLOQUIO.
Passò quel giorno, e il dì appresso, e l'altro ancora. Maria non voleva abbandonare la sua solitaria cameretta; e una muta malinconia s'era messa nel suo cuore, in luogo dell'amore e del pianto. Le due sorelle la credevano ammalata. Vittorina la guardava mestamente, le diceva che non era più quella, nè sapeva che pensare; ma Elisa, più tenera e dotata di più squisito senso, non fu tardata sospettare la cagione di quel segreto tormento, quantunque non avesse l'animo di parlarne a Maria; la quale intanto languiva, e si teneva per sè tutto il suo dolore.
In quelle due o tre notti, che sogni, che sogni terribili e confusi avevan turbato i pochi, interrotti riposi della povera innocente! Era stato il delirio, il primo spavento d'un'anima vergine e angosciosa.