La giovinetta si collocava in un canto della chiesa, sur una panca ch'era presso la parete, e poco lungi dalla cappella dell'Angelo custode. Sedette in quell'angolo oscuro, dove le pareva di starsene all'ombra del Signore; e assorta in un sacro raccoglimento, tentò di superare il terrore segreto, che l'agitava. Perchè mai era venuta sola, a un'ora sì tarda, e che grazia voleva domandar al Signore?... Essa nol sapeva; cercava un momento di pace, aveva bisogno di respirare un'aria benedetta, di piangere, non veduta che da Colui, il quale può consolare tutte le afflizioni.
Sollevò all'altare vicino gli occhi, che s'arrestarono su quel sacro quadro rischiarato da fioco lume; e vide la celeste figura dell'Angelo, che in quel momento la illuse proprio come fosse viva, poichè, rivolta la testa al cielo e alzata la destra, pareva in atto di ricordarle che soltanto lassù è il tesoro della misericordia e della pace d'ogni cuore. Allora ella fece per inginocchiarsi, ma il rumore d'alcuno ch'entrava in quel punto nella chiesa, la riscosse subitamente.
Soprastette, e guardò da quella parte. Ah! il suo timore non era stato dunque vano! Essa riconobbe il giovine che poco prima l'aveva seguita per tutta la via... Egli era là, vicino a lei, e la chiamava sotto voce per nome.
La fanciulla non rispose, nè si rivolse a lui; ma cadendo su le ginocchia e nascondendo il volto nelle mani tremanti, effuse l'anima sua nella più calda e pietosa preghiera che mai l'innocenza abbia innalzata al Signore. Era un voto timido, celestiale; era una parola profferita dal cuore, col più puro palpito dell'amore e della fede; una parola che il labbro non avrebbe potuto articolare. Essa dimandò al Signore che la salvasse da quella tentazione, che le concedesse di morir presto, anche lontana da tutto ciò che aveva di più caro al mondo, lontana da sua madre, piuttosto che abbandonarla alla passione di quel giovine, di cui, senz'esser rea, non poteva ascoltar le parole.
Ma Arnoldo le s'era fatto più accosto, e con voce di sommessa preghiera, — O Maria, diceva, non aver nessuna tema, se ho voluto parlarti, se l'ho voluto qui, in questo luogo santo. Io rispetto il tuo cuore e la tua onestà; ma sappi che nessuno deve conoscere l'amore che ci unisce. E poi, egli è qui che ho pensato di confidarti un altro segreto, un segreto, il quale non può essere inteso che da te e da Dio.... Dio, spero, lo benedirà!...
Maria tacque ancora.
— Tu tremi, povera e buona fanciulla! continuava il giovine. Forse in questo momento l'anima tua mi respinge, e ha terrore delle mie parole; tu forse mi credi un uomo senza cuore, senza pietà. Ma rassicurati! Tu non sai, nè puoi immaginare quanto bene m'abbia fatto il conoscerti, l'esserti vicino, l'amarti...
— Oh cosa dice mai? ardì rispondere allora con accento languido la giovinetta. Non profferisca queste parole! Noi siamo in faccia al Signore, in chiesa. Almeno, abbia compassione di me... Anche lei ha una religione, anche lei ha bisogno di Dio!
— Ascoltami, Maria!... Io sto per metterti a parte d'un gran segreto; la tua anima pura sarà la prima che lo riceva, la sola che per ora possa saperlo. Verrà tempo, e forse non è lontano, che si farà noto a tutti questo mistero, la cui conoscenza adesso sarebbe forse causa della mia e della tua perdita.
Maria non replicò, ma levando il capo rivolse al giovine un'occhiata, in cui appariva tutta l'angoscia del dubbio e del sospetto.