—Voi sì piuttosto, continuava il giovine, a fatica frenandosi, voi sì vi poneste presso di noi, con un'aria insopportabile…. Fatevi indietro!

Fidando di tagliare a mezzo il diverbio, traevasi verso l'entrata del giardinetto, intanto che la gente, chiamata dal romore e dalla speranza di veder menare le mani, faceva ressa alla porta.

—Indietro voi! Noi siamo galantuomini….

—E noi chi siamo, per il cielo!

—Siete una mano di straccioni, e ve la darò io la lezione, io ve la darò, se non….

—Questa sera…. domani…. quando e dove a voi piace; ma non qui: non facciamo scene; ch'io non perda la pazienza.

—Che domani? che pazienza? Rispettate i cittadini, e non avrete brighe…. E così dicendo, l'insolente Martigny pigliò per l'abito Damiano e fece con una strappata per torselo d'innanzi.

Il giovine, a cui già bolliva il sangue, non ci vide più; e trovando impossibile di scampar altrimenti da quell'uomo, che pareva l'avesse giurata a lui, volle farla finita. E sferrò un pugno così violento nel petto del maestro di scherma, che lo mandò rovescioni sulla panca, sì che ne perdè il cappello, e rimbalzarono dal desco in terra fiaschi e bicchieri.

—Dalli—addosso—bravo!—uh! uh!—gridava la gente, accerchiando i due campioni.

Intanto Lorenzo e Giovanni, che la folla aveva divisi da Damiano, rimbeccavano ingiurie e bestemmie agli altri due compari del maestro; e tra la gente che li accerchiava, molti ridevano, molti potevano appena tenersi dal prender parte al parapiglia.