Ma il signor Omobono che, vedendo la mala parata per il maestro di scherma, andava cercando fra sè come potesse raddrizzar la cosa e farla riuscire al proprio intento, udito ch'ebbe appena quel: —Ferma! all'assassino!—Ferma, ferma! gridò anch'esso con una voce da squarciarsi la gola:—La guardia! La guardia!…
Quell'improvvisa chiamata: La guardia! fu come un tocco di magica verga, e mutò a un tratto la faccia delle cose. I combattenti o la folla soprastettero; e due gendarmi, alla testa di pochi soldati, coll'energica persuasione del calcio de' moschetti, fattasi la via per mezzo a quella stipata muraglia d'oziosi e di beoni, si trovarono nel centro del giardinetto, dove l'ondeggiare e il riurtar de' sopravegnenti aveva a poco a poco sospinti i diversi campioni di quell'arrabbiato scontro.
Il signor Omobono, che per il primo aveva veduta passar la pattuglia per la strada maestra, e gettato quel grido, appena entrarono i soldati per acchiappar nel parapiglia qualcuno a cui toccasse di vedere a scacchi il sole del domani, corse fuori anche lui; e tenendosi ormai sicuro d'ogni rischio, si mise dietro a' soldati, e pervenne con loro nel mezzo de' litiganti. Ma in quel punto che uno de' gendarmi, scorgendo luccicare un coltello in pugno a Damiano, gli si volgeva cagnescamente per porgli addosso le mani, all'Omobono il suo mal genio consigliava di farsi innanzi a metter pace, per veder meglio riuscire la vendetta, e guadagnarsi in uno dalla gente la riputazione di persona assennata e importante. Cacciossi dunque fra Giovanni e il veterano; i quali, poco badando alla venuta della forza, riappiccavano le lor nette ragioni contro quel traditore del maestro di scherma. E cominciò a far l'autorevole, a dir parole severe di minaccia e di rampogna:—Ohibò! lontani, lontani dico!… si rispetta così la legge?… Che gente!…. che vergogna!…. a casa, a casa!
Damiano, quantunque discosto da quel gruppo, vide e conobbe il signor Omobono; fu come un lampo che gli schiarò l'iniquo mistero. Pensò che que' tristi, accaniti per fargli fare un mal passo, non potevano essere che vili pagati da lui, o dal suo prepotente padrone; levò al cielo un'occhiata di disperazione, e battendosi col pugno la fronte, lasciò, senza saperlo, cadersi a' piedi il coltello che aveva poco prima levato in aria.
Uno de' gendarmi raccolse dal terreno quell'arma, e l'altro, con due de' soldati, arrestava l'un dopo l'altro Damiano, il Martigny che bestemmiava, e il vecchio signor Lorenzo, che voleva pur farsi sentire, e non aveva più fiato per dir parola. Bernardone, Giovanni e lo sciancato, cacciandosi in mezzo alla calca, s'erano già perduti. Damiano avvilito, turbato nel profondo del cuore, non voleva, al par d'un ladro, d'un assassino, attraversare in mezzo a' soldati il popolo curioso di veder lo scioglimento di quel garbuglio; ma aveva un bel volgersi a' soldati, un bel dire il suo nome e giurare di presentarsi subito egli stesso all'autorità. Essi lo spingevano innanzi cogli altri, senza dargli ascolto.
Se non che l'Omobono, il quale continuava a fare il paciere, rimestando, con gesti d'orrore, la storia di quel ch'era stato, punto forse dalla brama di veder più presto messo in muda Damiano, profferse generosamente la vettura da lui noleggiata, che stava aspettando, a pochi passi dall'osteria. I gendarmi non dissero di no, e il signor Omobono si diè premura di gridare:—Innanzi! al vetturino, che mezzo brillo barcollava a cassetta del legno. I soldati, i quali avevano serrato in mezzo i tre arrestati, li fecero salire nella vettura: Damiano non se lo lasciò dir due volte, che gli premeva di togliersi agli sguardi della moltitudine: Lorenzo, benchè non si desse pace di quell'ingiustizia, e guardando invelenito coloro che gli stavano alle calcagna, si facesse pregare, pure seguì l'esempio del suo disgraziato amico; ma il Martigny non voleva a nessun patto, e cominciò ad acciuffarsi coi soldati, che durarono fatica a spingerlo nella vettura.
Il signor Omobono, che teneva aperto lo sportello, gongolava in segreto di gioja, vedendoli andar bellamente in prigione, chè tanto non avrebbe sperato; quand'ecco i due soldati che stavangli dietro, con un urto gagliardo, vollero cacciar dentro lui pure in compagnia degli altri; gridò, tempestò, maledisse, per far loro capire ch'egli non c'entrava, che aveva voluto accomodar la cosa, che non ne sapeva nulla. Non ascoltarono ragioni; e una volta ch'ebbe messo per forza un piede sul predellino, un de' soldati serrandogli un braccio con tal grazia da slogargli una spalla, l'altro ajutandolo con una soda spinta di sotto in su, lo ficcarono nella vettura; e fattolo a forza sedere sul davanti in faccia al Martigny, richiusero lo sportello. Seguitava a gridare, a levar su, a cacciarsi mezzo fuor della portiera il mal capitato paciere, che lo lasciassero scendere, ch'era innocente, ch'era una persona di riguardo, ch'avrebbe dato conto di sè: la gente gli sghignazzava, gli urlava dietro; e il vetturino, a un cenno del gendarme ch'era salito al suo fianco, punse col mozzicone della frusta i due ronzini, che con trotto inusato tornarono verso la città, in mezzo alla moltitudine spensierata e chiassona che restituivasi alle sue case dalla festa di san Cristoforo.
Capitolo Settimo
Cominciava a fuggire il sole dall'alte loro finestre, quando Stella e sua madre, che Damiano aveva lasciate in casa, si posero a guardar nella via, se mai egli tornasse: e bisogna dire che la fanciulla, essendo la domenica, e vedendo l'aria e il cielo così belli, così sereni, sentisse, senza dirla, un po' di voglia d'uscire a spasso, come soleva fare qualche volta, insieme a suo fratello, in quelle rapide ore di libertà. Ma sapendo com'egli se ne fosse ito, dopo desinare, in compagnia del signor Lorenzo, poco speravano che avesse a tornar a casa prima di sera.
Poco di poi la Stella che, nel vagar d'uno in altro sereno pensiero, guardava nella via invidiando i passeggieri, s'accorse d'uno che veniva a gambe e levava gli occhi verso le loro finestre. Le parve di conoscerlo; e lo vide veramente svoltar nel portone della casa. Non sapeva ricordarsi chi fosse; ma senz'altro lo conosceva. Perchè mille negri e confusi pensieri le attraversarono la mente, nel breve tempo ch'egli mise a far le scale, a venirne fino alla loro porta?