—Cara signora marchesa: diceva con voce nasale l'incipriato consigliere Zebedia, ripigliando il filo del discorso, che una sdegnosa occhiata, volta a quella parte dal padrone di casa, aveva interrotto: io lo ripeto; se vogliamo riuscire a metter argine al torrente delle novità sovversive, bisogna che uniamo tutte le nostre forze, la volontà, la prudenza, la carità, e anche un po' d'accortezza; poi, con quel potere che naturalmente ci fu dato…. essendo noi in alto, e governando il presente, per meritarci il bene futuro…. dobbiamo adoperare a fondar le basi di quella terrena gerarchia, senza cui il mondo, in men di quarant'anni, andrebbe di nuovo nel caos.

—Eh! queste sono teorie e null'altro, signor mio: gli diè sulla voce con una cotale asprezza il conte Alberigo, zio della padrona. Vi so dir io che il mondo non andrà in polvere così presto; son migliaja d'anni che coloro, i quali la pensano al par di voi, cantano su questa solfa, e il mondo è sempre stato di chi l'ha saputo pigliare. La gente grida a quando a quando, strepita, tambussa, fa come l'asino a cui si tolga il basto, raglia, calcitra, fa il tombolo sull'erba; rimettetegli la cavezza, e torna contento a obbedire. Ma…. tocca a noi, a noi, vi dico, di saper comandare.

—Sì, sì: ripigliò il consigliere col suo tuono flemmatico: ma quando l'ordine sociale va sottosopra, quando si grida così forte per la vil moltitudine… un formicajo che finora tenne sempre il suo nome di plebe, e adesso crede nobilitarsi col nome di popolo…. eh! eh! eh!

—E notate! entrò a dire uno dei due tonsurati; e dalle opinioni sue, che in parte già conosce, non tarderà il lettore a ravvisare il padre Apollinare. Notate bene che, pur troppo, siam noi che li abbiam guasti e sbrigliati costoro. Quel gridar tutto di lumi, lumi, istruzione, incivilimento, umanità, e tant'altri paroloni, ha messo loro il capostorno, per tenermi al paragone, qui, del nostro conte Alberigo….

—Catechismo e abbecedario! aggiunse l'altro reverendo, un pingue e rubicondo canonico, l'erudito dell'illustre comitiva. Catechismo e abbecedario! la dev'esser questa la scienza del popolo, se si vuole che stia cheto al suo luogo. E tocca a noi, che abbiamo studiato, a sminuzzar loro tale dottrina. Il popolo, come lo vogliono questi filosofastri, questi profeti della moderna Babilonia, è un sogno, un'astrazione; bisogna studiarlo nel fatto questo popolo, che un classico, un sapientone del paganesimo chiamò giustamente bestia di molti capi…. Chi ha letto, ne sa.

—Don Fulgenzio mio, rispose il conte Alberigo, è ben vero che una parte della colpa è nostra; noi, in cambio di tenerci nel grado competente, abbiam cominciato a transigere: fatto il primo scalino….

—Certamente, siam andati giù giù, ci siam mischiati con la folla, e ne proviamo gli urtoni: aggiunse il consigliere Zebedia.

—Ma lo scandalo peggiore, si mise dentro allora nel discorso la contessa Cunegonda, la decadenza dell'ordine e delle podestà, e quindi la rovina della morale e il trionfo della miscredenza, furono la vergognosa mescolanza delle classi, la profusione delle ricchezze nel piacer mondano, la corruttela dell'oro sostituita allo spirito vero della carità, alla savia e oculata beneficenza.

Arrischiando cotali querele nel cerchio de' suoi fidi alleati, la vecchia dama guardava all'altro lato della sala, ove, in mezzo a più romorosa conversazione, primeggiava riverito, contornato, adulato, suo fratello l'Illustrissimo. E per comprendere tutta la portata di siffatte allusioni, conveniva essere nella confidenza di certe cose importanti e segrete, venute a galla nell'intimo crocchio della contessa Cunegonda, in quella stessa mattina. S'era parlato, ma sempre in nube e con tutta convenienza, di certi bassi e volgari intrighi, che potevan mettere in compromesso la dignità di qualche famiglia; s'era buccinato di certe indegne persone che, approfittando della debolezza dell'Illustrissimo, adoperavano il suo nome e il suo oro, per occasione di vizii e di vendette.

Anche la consorte dell'Illustrissimo, la quale fino allora, in sì dilicata materia, aveva saputo serbare il più scrupoloso riserbo, apparve in quella mattina, ad ora insolita, nel consiglio della dama cognata. Le due vecchie eccellenze confabularono in un appartato gabinetto, per mezz'ora buona.