—Oro colato; non si può dir meglio.
—Lo so ben io, che a star qui nell'ombra, come facciam noi, c'è da goder mezzo mondo.
—Se ci sentissero!
—Pur troppo, a venire in certi siti, bisogna lasciar la carità del prossimo alla porta.
—Bella scusa!—E offerse al suo giovine vicino una presa di tabacco.
—Grazie no, dottore. Ma ditemi, chi sono quelle sfingi, che là, intorno al canapè, fanno tanta corte alla padrona di casa?
—Oh! quelli sì lo sanno il fatto loro. È la solita comitiva della sagrestia: là si fruga, là si giudica e si condanna; e quelle vecchie han le braccia lunghe, sapete! Però, tutto quel che fanno è per fin di bene; e prima di tutto, per fin di bene, vogliono comandar loro. Anche questa, giovinotto, è strada buona per far fortuna: pigliate l'imbeccata da una di quelle grinze contesse, e siete sicuro di toccare il segno.
—Obbligatissimo; spero proprio di non averne bisogno.
—Ah! ah!… Vedete, quest'oggi, io l'ho capita, c'è delle nuvole per aria. In tutta sera, l'Illustrissimo non ha mai aperto bocca nè colla signora moglie, nè colla contessa sorella. Ne' dì passati, a dirvela in confessione, s'è parlato di certe storie, cosette un po' losche per verità, e pare che l'Illustrissimo c'entri anche lui in qualche modo… S'è parlato…. ma, zitto! per amor del cielo! d'una giovine, alla quale si voleva…. far del bene…. mi capite?… e d'un suo fratello, o amante che sia, a cui si pensò di dare, così alla lesta, una buona bastonatura, per commissione….
—È impossibile! sarebbe una cosa infame, troppo infame!