—Forse non sarà vero; io non ve la do come cosa storica; ma pure, non so che di simile ci dev'essere.

—Permettetemi, dottore, ch'io non vi creda. E poi, cos'ha a fare ciò che mi dite, coll'aria che regna qui stasera, come di due campi nemici?

—Canzonate?… Mettete un po' che sia; e pensate voi che guai, che subisso n'avran fatto nel loro crocchio le cuffie e i parrucchini! Anzi, vi dirò, appunto l'aria che spira mi fa pensare ci sia del positivo.

—Siete pur maliziosi voi altri dottori!

—Eh! che volete? voi li scrivete i romanzi; noi ne siamo testimonii, e talvolta anche parte.

—Basta, voglio saperne di più.

—Abbiate però giudizio, se vi piace di godere qualch'altra volta le grazie dell'Illustrissimo.

—No, no; qui mi par di soffocare; non è luogo per me: può stare, ma non ci vengo altro in queste sale. Buon per noi che, tra i nostri signori, per dir vero, ce n'è pochi di simile stoffa; altrimenti, s'avrebbe ragion di dire….

—Eh! voi avete ancora troppa poesia in mente. Fate com'io fo; ridete in un cantuccio, e con una scrollatina di capo, dite: Fralezze umane!

I due sconosciuti passarono dietro le spalle d'alcuni servitori, sopravvenuti in quel punto ad apportar sorbetti e rinfreschi; infilarono le porte del sontuoso appartamento, e uscirono umili e pedestri, insalutati perfino dal guardaportone.