—Ah! è vero!—pensava—Bisogna bene che quelli che non vendon la vita, che passano per il mondo onesti e sinceri, e portano con sè all'ultimo giorno lo stesso cuore che loro ha dato il Signore; bisogna bene che questi, se non trovan altro compenso, abbian quello almeno di poter dire, e sentire in sè stessi: Siam contenti d'aver fatto il nostro dovere… E io, potrei dire così?… Ora, conosco che in questi anni che mi son passati così presto, forse ho tradito la mia sorte, forse ho confidato troppo in me e negli altri! Ma almeno, se fui temerario e imprudente, se mi mancò l'esperienza delle cose, nulla ho fatto mai per cattiva intenzione, nè per avvilire gli altri uomini. Solo ho creduto aver diritto a farli stare, i prepotenti che incontrai sul mio sentiero…. e dissi la verità, perchè sentiva che la verità vien fuori da' cuori onesti. E allora, cos'ho trovato? Gente che m'è venuta addosso come a un furioso!… Dio del cielo! se sapessero quel ch'io sento, se potessi dirlo a loro quel che spero e che patisco!… Quando io aveva perduta la mia prima speranza…. forse è stata fatalità, fors'anche giustizia…. io non ho accusato nessuno; contento del primo pane onesto che m'aveva dato la fatica, ho contato anch'io qualche dì felice!… Ma ora, cosa sarà della povera mamma e della povera Stella? Chi penserà a loro, chi le difenderà, se que' tali che credono di poter comperare coll'oro l'onestà della povera gente, tornassero a farsi vicini a loro, nella solitudine? Penso che il signor Lorenzo, quell'uomo che non ha paura di nessuno, non le avrà abbandonate… E il Signore, poi che mi dà questa forza di aspettare il giorno fissato da Lui, non c'è forse per tutti?
E qui, si raccoglieva alcun poco nella persuasione che, malgrado la sua prigionia, i suoi cari vivessero come prima in pace modesta e oscura, senz'altra angoscia che quella d'attendere il momento che egli tornasse fra le loro braccia.
—O sogni, o mie speranze d'una volta!—tornava a dir nel suo cuore—dove siete adesso? Quand'io non contava più di dieci anni, aveva trovato un compagno, e lo amava tanto, e credeva di poter passare con lui tutta la vita. Il mio cuore, fin d'allora, cominciò a battere per le cose che mi somigliavan grandi e belle!…. Mi ricordo ancora di quelle sere che, raggruppato fra le ginocchia di mio padre, io pendeva dalla sua bocca; nè osava respirare, al sentirlo raccontare i tempi della repubblica, le prime battaglie dei Cisalpini, e ripetere il nome di Bonaparte! La Stella, ch'era ancora ben piccola, mi guardava e nascondeva il viso nel vestito della mamma; ma io sguizzava di consolazione, superbo che mio padre si fosse trovato in quelle guerre di giganti. Povero padre! è morto ignoto, dimenticato, nè altro a noi lasciava che il suo antico onore!… Poi quando, ancora in quegli anni, io fuggiva di casa, e là nel silenzio del Duomo deserto, che mi pareva così vasto, così misterioso, io andava girando, come perduto, fra quelle colonne, fra quegli altari, o sedeva al piede d'un monumento, e qualche volta mi sentiva inquieto, nè sapeva perchè!…. Fu là che un giorno, sul tramonto, io m'era fermato poco lontano dall'altare di santa Tecla, a contemplar quel quadro antico dell'Annunciazione, quel quadro che allora, nella sua religiosa semplicità d'espressione, ho trovato così bello, così vero! In quel momento, un lungo raggio di mille colori, penetrando dalle storiate vetriere d'uno de' finestroni, cadeva sul quadro e lo rischiarava d'una tal magía di luce che mi figurai di vedere un'apparizione. Fu in quel punto che mi venne in mente, per la prima volta, che se una felicità doveva esserci anche per me su questa terra, sarebbe stata di potere un dì o l'altro far un quadro come quello.—Non fu che un sogno, lo vedo bene; ma, al ricordarmene, mi vien da piangere…. Pazienza! Non sarà tutto perduto!…
In siffatti pensieri, Damiano passò gran parte di quella estiva notte. Dall'ira allo sconforto, dall'amore e dalle incancellabili memorie del passato alla persuasione che bisogna accettare la vita qual ce la diede il Signore, per aver pace e speranza di bene, egli riprovò, in quelle poche ore, tutti gli affetti che avevano fino allora agitato l'oscura sua vita.
Ma una coscienza libera e forte, che sa patire e tacere, è la medicina più vera, più santa nelle sciagure. Dopo tutta quella interna battaglia, l'anima di Damiano s'era fatta serena. Si pose a giacere sul saccone di paglia, dormì tranquillo il restante della notte; e al suo ridestarsi, il sole era già alto.
Capitolo Duodecimo
Lungo il basso androne che metteva alle diverse prigioni, e fra l'altre a quella di Damiano, passeggiava da quasi un'ora il soldato che, sul mezzodì, vi avevano posto in sentinella. O che fosse già ristucco della fazione, o che altra cosa non andasse per il verso al soldato, l'avresti veduto fermarsi a ogni poco, e origliare alla porta or di questa, or di quella prigione; poi, come impaziente di tornare all'aperto, avvicinarsi ad una finestrina ingraticolata di ferro, che mandava nell'androne appena un fil di luce; e sguardar giù nel cortile, ove si scorgevan passare guardie, secondini e prigionieri che andavano e venivano. Ritornando poi indietro, sostava a capo della scala interna, e poneva l'occhio al basso con cert'aria di sospetto, come se colà stesse in aspettazione d'alcuno. Alla fine, si lasciò scappare a mezza voce:—È vero che, per un camerata, bisogna, come si dice, chiudere un occhio… perchè una mano lava l'altra…. questo si sa; ma se colui tarda a capitare, non so come l'andrà a finire…
In quella che così diceva il soldato, s'udì un passo su per le scale; e un giovinotto, soldato anche lui, fu lestamente in cima; guardò se non fosse spiato, poi venne franco al compagno.
—Sei tu?
—Non mi vedi?