—Va là…. non perdere un minuto…. t'ho dato parola, e ti lascio fare; ma quasi, quasi son pentito….

—Eh, tu sei galantuomo, Maldura; sei un buon camerata…. e l'abbiam fatta insieme la maladetta vita. Ma dì…. hai potuto scavare quel che mi preme?

—L'ho fatto cantare quel dannato secondino; e, se non fallo, la porta è quella là.

—Bene.

—Ma fa presto, sangue di me!…. ch'io non vo' stare alla catena corta, per amor tuo.

—Oh! tu hai fatto anche troppo…. è una parola che io voglio dire a un amico; e tu, credilo pure, fai un'opera di buon cristiano.

Non avevano scambiate fra loro, a sommessa voce, queste poche parole, che di già l'ultimo venuto, s'era messo accosto all'uscio ferrato che il compagno gli additava; si chinò a terra, e fece strisciar sotto l'imposta una cartolina ripiegata che tolse fuori dalla manica del suo guarnaccotto di grossa tela.

Damiano che, avvezzo già abbastanza al monotono alternar del passo d'una sentinella, nulla aveva udito di quanto s'eran detto i due soldati, stette un poco senza pur guardare verso la porta, preoccupato com'era dal pensare a ciò che sarebbe stato, se tanto si aspettava a far giustizia anche a lui. Ma un tocco leggiero che intese nella porta, gli fece volgere il capo; e senza poter nemmanco immaginar che fosse, corse a raccoglier quella carta, e l'aperse. Non erano che due linee sgorbiate a fatica su rozza cartaccia, sgrafii neri che somigliavan più uncini da stadera che parole. Ma Damiano comprese tutto; appena le tenne in mano, e riuscì a dicifrare una di quelle parole, tremò, divenne pallido, fissò gli occhi alla porta; pur non intese più nulla. Rilesse da capo: quella carta, dirizzate un po' l'aste, e messe a luogo non so che lettere rimaste nella penna, si poteva capire così:

"Ricordati, Damiano, che non sei solo; il povero Rocco è tornato; e, dovesse morire, farà qualche cosa per te".

Non aveva finito di leggere, che quel tocco alla porta fu ripetuto; e una voce, che da tanto tempo non aveva udita, sommessa pronunziò: