—Rocco, Rocco!

Così, con tuono basso ma focoso, scrollandolo forte per un braccio, lo chiamò il camerata. Ma egli non sapeva staccarsi da quel fianco dell'uscio, a cui s'era appoggiato.

—Rocco! e tutto questo, tu l'hai fatto per me! dicevagli Damiano.

—Sì, sì…. ma adesso bisogna ch'io ti lasci qui e dia la volta.

—Non andartene così!

—È il Maldura, vedi, è lui che mi strappa dal muro; è finita la guardia, e anche lui ha ragione…. Ma, lascia fare a me; tornerò…. ti darò conto di tutto….

—Ah sì; voglio saperlo, dove sono mia madre e mia sorella… Va, va, buon Rocco, non perder tempo. Che il Signore t'accompagni!

—Damiano! Non la darei quest'ora, per niente al mondo.

I due soldati s'allontanarono. Damiano tese l'orecchio finchè potè udire il suono de' loro passi: poi, quando non intese più nulla, strinse le mani, guardò in cielo, e il suo pensiero si levò con fede al Signore.

I giorni, e le settimane passarono, E Damiano altro non seppe nè di Rocco, nè de' suoi: questo dubbio era per lui un'angoscia mortale; e ricaduto nella disperazione e nelle cupe fantasie di prima, ammalò. Il medico delle prigioni, la seconda volta che lo vide, provò per lui simpatia; e persuaso che il male provenisse, più che d'altro, dall'incertezza che l'aveva oppresso, s'arrischiò di farne parola al giudice inquirente. Il quale, uomo giusto e di cuore, ottenne che in due giorni fosse spacciato quello a cui non erano bastati due mesi.