I due amici si fermarono. Dopo quel lungo colloquio, dopo quello scambio di ricordanze e di forti affetti a cui s'erano invano frapposte le porte del carcere, rivedevansi finalmente. Nè l'uno, nè l'altro in sulle prime seppe trovar parola; si riguardarono muti, tenendosi strette le destre; ciò che sentivano in quel momento non avrebbero saputo dirselo.

—Ascolta, mio Rocco!… Tu lo vedi il mio cuore, non è vero?

—Oh! Damiano….. lasciam tutto il resto adesso; e parliamo di te…. di loro.

—Da tre settimane io ti stava aspettando. Dopo quel dì….

—Cosa avrai pensato di me?… Oh se tu sapessi!… Io era là tutti i giorni…. due o tre ore di fazione, là nel cortile… sotto a quella tua finestrina; e guardava in su, per niente. Non ho trovato più nessuno, dopo il Maldura, che mi desse mente a me…. Anche stamattina, vedi, ci son tornato. Oh! l'avessi pensata che l'era venuta l'ora della giustizia, tu m'avresti trovato, all'uscire, là sotto a quella porta.

—Buon Rocco! e io ti feci torto!…

—L'han capita dunque la birbonata che t'avevan fatta?…

—Non parliamo adesso: vieni, Rocco, dammi il tuo braccio…. Son fiacco, mezzo disfatto ancora; ma io voglio veder la mamma.

—Aspetta un poco…. dammi ascolto….

—Come? mi tiri indietro?… Non si va per di là…