—All'Ospedale!…

A questo grido, pieno di dolore, Rocco ebbe tempo appena di sostener Damiano tra le braccia; giacchè al povero giovine non bastò la forza di sostenere il colpo; e venne manco nel mezzo della via.

Rocco lo trascinò nella vicina botteguccia d'un falegname: ajutato dal buon operaio, lo mise a sedere sur uno sgabellaccio; e fra loro due, bagnandogli la fronte con un po' d'acqua, vennero a capo di farlo rinvenire. Rimessosi in piedi, Damiano raccolse tutto il suo coraggio; usando una gran forza a sè medesimo, rese grazie a quel falegname della sua carità, e volle uscir con Rocco, pregandolo che l'accompagnasse fino all'Ospedale. Andarono insieme; ma, essendo vicina la sera, trovaron chiuse le porte, nè, per quanto pregassero, fu loro concesso di entrare. Rocco non sapeva ove condurre il suo disgraziato amico a passar la notte: dal dì ch'egli era tornato, aveva dormito sulla paglia, in una rimessa abbandonata, dove per compassione gli davan ricovero; ond'è che vergognavasi di dire all'amico che avrebbero spartito quel letto. Teneva però ancora in serbo un dieci lire, l'ultima sua ricchezza; e pensò che l'ora di farle esser buone a qualche cosa era quella. Entrò coll'amico in un'umile osteria; volle che mangiasse un boccone; poi, scorgendolo così oppresso, così rifinito, lo persuase di porsi a letto. Damiano l'obbedì; e quasi tutta la notte, mentre Rocco s'era seduto accanto a lui, continuarono a contraccambiarsi confidenze di dolore e parole di conforto.

Fu allora che Rocco narrò in che modo avesse saputo il caso della buona mamma Teresa, e quanto gli era noto e non ebbe cuore di palesargli la prima volta che si parlarono, là nella prigione; com'egli, appena venuto a Milano, dichiarato invalido, e messo in libertà dal militare, fosse corso alla piazza Fontana, a quella casa, a quel quarto piano a cui aveva sempre pensato, in tutto il tempo ch'era stato di là dalle care montagne del nostro paese; come, arrivato col batticuore a quella porta, si fosse trovato al tu per tu con la vecchia pegnataria, della quale non ricordava più il nome; e come costei, appena udì menzionar la mamma Teresa gli serrasse la porta in faccia, dicendogli nient'altro che:—Questa è casa mia; qui non c'è nè mamma, nè Teresa; andate all'ospedale, che se la c'è ancora, la troverete!…

Damiano sostenne, impassibile e muto, quella prova, la più difficile che il cielo gli avesse mandata. Egli non maledisse, non pianse; e concentrò tutto il suo dolore in un solo pensiero, nel pensiero di riveder sua madre, d'inginocchiarsi appiedi di quel letto abbandonato. Un solo lamento, in tutta quella notte, gli fuggì dal cuore: fu quando disse all'amico:—O Rocco! avresti fatto ben meglio a lasciarmi partire allora!….. Forse io non avrei condotto così, come ho fatto, la mia povera madre a morire all'ospedale.

Quando venne la mattina, stretti al braccio l'un dell'altro, s'incamminarono, senza far parole verso l'Ospedale maggiore.

Colà non trovarono chi sapesse loro indicare dove fosse stata portata la povera signora Teresa: ma, incontrato per caso il Ghezzo infermiere, a lui si raccomandarono: egli poi, sentendosi un poco frugar nel cuore, al veder quel giovine così sparuto e quel soldato, i quali con le lagrime agli occhi eran venuti a parlargli, li condusse al letto, dove languiva da due mesi colei ch'essi cercavano. Il Ghezzo aveva pigliato sopra di sè la responsabilità dell'infrazione alla regola; e consentì che rimanessero colà, per lungo tempo dopo l'ore consuete in cui sono permesse le visite agli ammalati: quella povera inferma, era la sola forse di tutta la crociera che da tante settimane stava in quel letto, senza aver mai veduto nessuno de' suoi; e scorgendola vicina al passo che dobbiamo far tutti, pensava che l'avrebbe forse benedetto anche lui.

L'inferma s'era sollevata un poco sulla persona; e, tenendo chiusi gli occhi, pregava, rassegnavasi a tutto quello che avrebbe di lei fatto il Signore, anche a non veder più i suoi figliuoli: pensava che Stella e Celso eran ricoverati in luogo sicuro, e offeriva al cielo anche l'angoscia provata per Damiano, la cui prigionia era forse stata per lei un colpo mortale.

Quando, aperti gli occhi, vide appiè del letto quel giovine, che la guardava pietosamente, senza osar di profferire il suo nome, sorrise un poco, scosse il capo, pensando che fosse un sogno, e ricominciò una preghiera. Ma la voce del Ghezzo, che si fe' sentire in quel punto:—Ehi! non conoscete più il vostro figliuolo?…. la richiamò alla verità.

—O santi del paradiso!… Sei proprio tu, Damiano?