Ma s'avvide il giovine che l'infelice donna, atterrita per le violenti parole che gli prorompevano dell'animo esacerbato, volgendo il capo dall'altra parte, sentivasi oppressa da troppo forte passione, e sfuggiva il suo sguardo. Allora, supplicando chinò il capo dinanzi a lei; e colle più tenere e soavi espressioni che seppe trovare raddolcì l'amarezza che involontariamente le aveva versata in cuore; e così egli vide dissiparsi ogni nube da quella fronte venerata e cara. Le sedettero vicino i due giovani; e quando venne l'ora di staccarsi da lei, bisognò che l'onesto infermiere promettesse loro che li avrebbe lasciati tornare prima di sera. E tornarono, nè il Ghezzo seppe tener duro; cosicchè i due rimasero colà fino a notte fatta, discorrendo colla malata di tante cose che avevano nel cuore. Allora venne a sapere Damiano come e quando la Stella fosse stata collocata nel Ritiro; e sentendo come anche Celso da parecchie settimane avesse dovuto partire col suo superiore, senza che gli fosse nota la malattia della madre, comprese quel viluppo di sgraziate circostanze che in un punto avevan dispersa tutta la sua famiglia. Poi Rocco, per tenere un po' allegra la mamma Teresa, si fece a raccontarle la sua storia di que' due anni: e Damiano era caduto in profondi pensieri.
Ma la contentezza d'aver riveduto il figliuolo, e l'impeto di tanti e così diversi affetti risvegliati da quel lungo colloquio avevano prostrata del tutto la povera sofferente. A un'ora di notte, quando il Ghezzo venne per mandar in pace i due intrusi, trovò l'inferma svenuta, bagnata di freddo sudore, e i due giovani affaccendati inutilmente per richiamarla alla vita. Lo svenimento durava da quasi mezz'ora; e l'infermiere, il quale ben sapeva che la disgraziata era a mal punto, credè opportuno di correre a far avvisati, nello stesso momento, medico e confessore.
Don Teodoro giunse per il primo al letto della Teresa; e veduti appena i due giovani, imaginò di subito che non potevano essere se non i figliuoli di quella donna. Si avvicinò a lei, e toccandole il polso, s'accorse che la vita tornava a poco a poco, e che la sincope non poteva essere che conseguenza d'una forte e subitanea commozione. Racconsolati i figliuoli, i quali tremavano che quel deliquio fosse un presagio terribile, raccomandò ben bene all'infermiere ciò che avesse a fare per riaver l'ammalata; e quand'essa cominciò a risensare, volle che la lasciassero sola e quieta, dichiarando assolutamente impossibile che s'intrattenessero più a lungo. Ma li rassicurò, vedendoli levarsi di là come insensati per dolore, ch'essa non correva pericolo alcuno, e che il dì seguente, tornando a vederla all'ora permessa, avrebbero avuto ragione di ringraziare il Signore.
A Damiano toccarono il cuore le gravi e pietose parole del prete. Pigliò la mano della madre, la baciò, senza ch'ella se ne fosse accorta; e i due amici, tacitamente attraversando la crociera, uscirono dell'Ospedale.
Capitolo Decimoquinto
Quando, la mattina appresso, Damiano e Rocco vennero alla porta della crociera dell'Annunziata, aspettando l'ora che fosse riaperta, il Ghezzo, che aveva scorti salire, fece le viste di non por mente a loro, e tirò dritto. Gli era stata fatta, poco prima, una seria ripassata da uno de' medici ispettori, appunto per la licenza che il dì innanzi aveva pigliata; e come Damiano gli corse incontro, parve non lo conoscesse più. Ma, veduta una lagrima negli occhi del giovine, non potè proprio fare l'indiano, e prevenendo la sua domanda:—State di buon cuore: gli disse: la vostra mamma vuol guarire; l'avervi veduto è stata una medicina che le ha fatto un gran bene.—Con tutto ciò, non si lasciò smuovere da scongiuri, perchè potessero entrare innanzi l'ora.
I due giovani, trovandolo irremovibile, domandarono d'andar frattanto a riverire quel buon sacerdote col quale s'erano già incontrati; e l'infermiere indicò loro la via per salire alle sue stanze.
Entrarono timidamente; don Teodoro, che se ne stava leggendo, li riconobbe subito, e volle che sedessero: poi, date loro più consolanti nuove dell'inferma ch'era stato a rivedere la stessa mattina, li animò a metterlo a parte di quel poco che credessero potergli raccontare delle loro disgrazie.
—La famiglia de' poveri è la mia famiglia: diceva: apritemi il vostro cuore, e se non mi sarà concesso di giovarvi, potrò almeno dirvi qualche buona parola, in nome di Colui che mitiga tutti i dolori.
A Damiano quasi non pareva vero di trovare un uomo che loro parlasse come a fratelli suoi; e fu vinto da quell'espressione di serietà mista d'affetto, ch'era in ogni accento del prete. Si fece animo e gli raccontò, come seppe, la breve storia della sua vita, e le disgrazie che avevan condotto a quell'estremo la sua famiglia.