Il calzolajo nulla comprese; o, più che a lui, badava a far tacere i figliuoletti, che strillavano a coro. E Damiano, coll'anima piena di dolore, ma senza poter dire una parola, scendeva lentamente da quelle scale; allorchè una donnicciuola che saliva incontro a lui, passandogli accosto, lo guardò bene, quasi le fosse paruto di conoscerlo: poi, da mezza scala, si volse come persuasa che veramente quel giovine era colui ch'ella si pensava: tornò indietro con furia, lo raggiunse al momento che usciva sulla via, e senza complimenti, trattenendolo per un braccio, cominciò a dirgli ch'ella era la Caterina lavandaja; che stava da sette anni porta a porta con quello ch'egli veniva a cercare; che sapeva chi era lui, e che l'aveva veduto le tante volte venire a quella casa, in compagnia del povero signor cavaliere; e:—Già lei è giovine: seguitava con la pettegola sua ansia: e non doveva guardarmi a me che son vecchia; ma pazienza!…. Cosa ha detto di questa brutta storia?… In manco d'otto dì, buona notte, è andato via… Ma io l'ho indovinato, alla bella prima, subito che l'ho visto mettersi giù… Non c'è stato nessuno fuor di me, vede, che abbia fatto quel poco che si poteva per lui; ho a dire, che la settimana passata non ho dormito due notti…. era là a ogni momento, per veder se gli bisognasse qualcosa. Ma già quel benedett'uomo non parlava mai… Figurarsi! non m'ha nemmeno ringraziato una poca volta… E poi duro, ostinato, non ha voluto proprio mai sentir nominare ne' medici, nè preti; capitò lì, una mattina, uno de' coadjutori di san Lorenzo… un bravo prete, ch'è come un santo, e a sentirlo in pulpito, non c'è che dire, bisogna piangere… e nemanco di lui, non ha voluto saperne…. Ma il prete, duro anche lui; e scommetto che, all'ultimo, avrà avuto di grazia a recitarlo un atto di pentimento… Oh! le vicine han bel dire ch'è morto come un cane, proprio da dannato giacobino com'era stato sempre. Io, vede, la sera appresso, colle figliuole del Giovann'Antonio sellajo, gli ho detta su la sua brava terza parte del rosario…. che, se non sarà buona per lui, sarà buona per me…. Ma tutto questo non è quello ch'io voleva contarle…. Ecco qui: negli ultimi tre giorni, egli ripeteva a ogni poco il nome di Damiano… che è il suo, non è vero? io lo so bene… e si vedeva che quel povero cristiano pensava a qualche cosa che non voleva o non poteva dire… E poi: l'ultima sera, poco prima che andasse in agonia, m'ha fatta venire vicina… E perchè mo?… per farmi vedere un certo sacchettino di pelle che teneva al collo, raccomandandomi d'usargli la carità di stare attenta che i becchini, quando fossero venuti a portarlo via, non mettessero le unghie su quella reliquia. E io, a dirla proprio tal quale, quando che per lui la fu bella e finita, non poteva quietare, se non avessi saputo cosa mo ci fosse dentro in quel sacchetto…. Pensi, in cambio di qualche manata di zecchini, com'io pensava, ci trovai un po' di cenere…. Chi sa che diavoleria era quella!… Per far bene, l'ho portato al prete.
Damiano, a quelle parole, si ricordò dell'ultima notte del suo povero padre.
Tornato, sul far della sera, al luogo ove Rocco l'aspettava, gli narrò questa nuova sciagura; gli confidò com'egli non sapesse più che far di sè stesso, come si sentisse sconfortato, avvilito, perduto. Ma Rocco, con la virtuosa franchezza d'un cuore che le disgrazie fanno più saldo, gli rammentò la madre, la sorella, ciò ch'egli dovesse fare, ciò che aveva promesso. Gli ripetè di volere spartir con lui l'ultimo pane, che, quanto a lui, anche storpio d'un braccio, avrebbe saputo guadagnarsi. Gli disse ch'era necessario e giusto parlare a ogni modo con quel prete che aveva veduto negli ultimi momenti il povero signor Lorenzo; e Damiano promise di farlo.
Di là eransi incamminati alla piazza Fontana; e Rocco, scorgendo l'amico così spossato, così malinconico, l'aveva condotto a fatica nell'osteria del Biscione, per offerirgli un boccone, un po' di brodo o, meglio, un buon bicchier di vino. Colà volle il caso che, dalla stanza in cui s'eran messi, i due giovani udissero in confuso qualcosa del dialogo di sopra narrato. Ecco perchè Rocco, che aveva la sua parte di malizia, ricorse allo spediente di sottoporre quel tristo di don Aquilino a un interrogatorio nelle forme.
—Scusi, cominciò serio Damiano, del modo forse sconveniente, con che noi….
Manco male, pensò don Aquilino, costui pare un po' più umano dall'altro compare; e rispose, pigliando fiato:—Veramente il modo è per lo meno… strano; e, davvero, non so come…
—Via, non si tratta di questo: gli tagliò l'altro le parole a mezzo: lei, signor canonico, desinò poco fa allegramente all'osteria, insieme a due birboni impostori, che, in poche parole, avevano la mente di tirarla dalla loro, d'impegnarla bel bello a dar mano a un'azione da galera.
—Oh! oh! miei signori, mi meraviglio di loro; vedo che m'han preso in iscambio, non c'è che dire. Mi lascino un pò andare, chè sarà ben per loro e per me.—E si volse a cercar la porta.
—Si fermi: gli disse Damiano.
—Si fermi! aggiunse Rocco con voce sorda e minaccevole; si fermi, signor canonico, e sieda lì.