—Mi conosce adesso?…. Sa chi son io?….. Io sono il fratello di quella giovine, e so quel che si vuol fare della mia povera sorella. In questo momento, essa è là in un ritiro, e ve l'han trascinata per forza, nell'ora ch'essa doveva stare al letto di sua madre…. Anche questo lo so! dica dunque, forse non è vero?

Don Aquilino non tremava più: nel suo gramo cuore, egli era già vinto.

—Ma i muri di quella casa, ripigliò Damiano, non sono quelli che la salvano, lo vede anche lei! Or bene, io son quì… e ci penso io.

—E lei, signor canonico, si mise dentro Rocco, che fino allora aveva creduto bene di lasciar parlare l'amico, lei, deve fare tutto all'opposto di quanto le è stato detto; e ajutarci a dare il contrappelo a que' due galeotti, che son carne e ugna tra loro.

—Bontà del cielo! ora ho capito!… disse finalmente don Aquilino, che al suo solito finiva a darsi sempre, mani e piedi legato, all'ultimo che gli parlasse. Pensino un po', se io avrei voluto nemmen saperla cento miglia lontano una iniquità di questa fatta!.. L'ho ben sempre detto io: Anima ejus in bonis demorabitur, come c'è sul breviario… Loro, forse, non sanno il latino; e vuol dire che io ho bisogno di star sempre colle brave persone… come son loro due, per esempio.

Fatti dunque dentro di sè, in fretta, i suoi conti, il cappellano si decise, prima di tutto, di salvar sè medesimo, e poi di far servigio anche a due giovani, raccontando, non tutto quel che volevan sapere, ma quel poco ch'egli sapeva o aveva potuto argomentare. Damiano e Rocco, come volle, gli promisero di tener segreto il tutto, per non esporre a nessun risico, qualunque cosa avesse a succedere, il suo carattere e la sua convenienza. Così, poichè ebbe scarico il cuore di quel gran peso, a don Aquilino parve di tornare in vita; e nel suo segreto fece voto di non lasciarsi tirar mai più in nessuna briga, nemmeno colla più santa delle intenzioni; perchè—pensava—io non posso far mai niente di bene; e non ho mai da trovarlo il santo che mi aiuti.

Damiano, innanzi lasciarlo partire, gli prescrisse appuntino ciò che dovesse fare il giorno appresso: e Rocco, al momento di separarsi da don Aquilino, facendo crocchiar le dita, si volse a lui e:—Non le ho detto io, signor canonico, che saremmo andati via di qui buoni amici?…

Il cappellano sorrise, come meglio seppe. Ma, uscito appena della botteguccia, vedendo che i due giovani volgevano a dritta, egli prese subito la via a manca; e, camminando senza pur lasciar fuggire indietro un'occhiata, andò a rintanarsi prestamente in casa, intanto che Damiano e Rocco tornavano al misero bugigattolo, ove s'eran ricoverati la notte innanzi.

Capitolo Decimosettimo

Era passato un altro giorno. In una piccola sala, tappezzata di un bel damasco verde, ornata all'ingiro di ricchissima suppellettile forestiera e di quegli ampii e diversi seggioloni inventati così a proposito dalla moda per i lunghi ozj degli annojati del nostro tempo, un vecchio servitore in livrea s'affaccendava a ravvivare il fuoco sul camminetto, quantunque non fosse ancor finito l'autunno, e il bel sole d'ottobre cercasse di penetrare da due balconi, attraverso le doppie tende cadenti fino al suolo. Appena si destò la fiamma sul camminetto, dalla porta opposta a quella, per la quale usciva il servitore, videsi entrar la contessa Cunegonda.