All'uscir di chiesa, aveva deliberato ciò che gli restasse a fare. Vedeva troppo pericoloso raccontare a sua madre, in quell'estremo, la nuova sciagura, la più terribile di quante eran cadute sopra di loro: e poi, innanzi di mettersi sulle traccie de' rapitori di sua sorella, credè necessario di aprirsi coll'abate Teodoro, nel quale aveva trovato veramente l'uom giusto e forte… Non essendo molto discosto dall'Ospedale, vi corse, data al Rocco la posta sul vicino ponte; e salito in fretta al piccolo quartiere, bussò leggermente.

Non udendo rispondersi, e trovata aperta la porta, s'inoltrò adagio; vide seduto nell'altra stanza, al tavolo di studio, una persona, che credè essere lo stesso don Teodoro. S'arrischiò di pronunziarne il nome, e non avendo ottenuta risposta, pensò che non fosse lui; fattosi animo allora, domandò più forte:—Dica in grazia, starà molto a tornare don Teodoro?

La persona che sedeva con le spalle rivolte alla porta, appoggiate le gomita sulla tavola e la testa fra la mani, si riscosse a quella interrogazione; e voltandosi rapidamente, riconobbe Damiano, e gli corse incontro. Era Celso, che gettavasi nelle braccia del fratello.

—Oh Damiano! sia ringraziato il Signore: disse l'abate.

—Tu qui? ma come?

—Ah se tu sapessi! è don Teodoro che mi ha chiamato presso nostra madre; essa gli ha raccontate le nostre disgrazie. Io era lontano di qui… non son arrivato che jersera da un lungo viaggio. Una lettera di don Teodoro al mio superiore, m'ha fatto sapere la verità; e son venuto qui, a cercare della povera mamma. Qui era il mio posto!….

Damiano, a dir vero, nutriva un resto di rancore verso il fratello, dubitando che le insinuazioni del Padre Apollinare gli avessero spento per sempre l'affetto de' suoi; pensava, che di cuor debole e timoroso com'era sempre stato, non avrebbe saputo strigarsi dalle reti sottili a lui tese da' suoi gelosi protettori. Ma don Teodoro, appena seppe in parte, e in parte indovinò come stessero le cose, era riuscito a metter soggezione al Padre Apollinare, che non trovò prudente d'opporsi, per il momento. Il prete aveva parlato in nome d'una madre che vuol rivedere un figliuolo prima di morire: la sua lettera seria e sincera bastò, se non altro, a guastare un disegno che da lungo aveva concepito quel rappresentante d'un occulto potere.

—Oh quante cose ho a dirti, Celso! E la mamma, l'hai tu veduta?….

—Aspettava qui don Teodoro che mi conducesse a lei. Dopo quel ch'è stato…. mi sentiva mancar il cuore; ma andiamo, andiamo insieme, Damiano. Io vorrei, vedi, poter mostrarti quel che sento nell'anima…. E adesso, dimmi: Stella…

—Taci, per carità!—Questo nome, richiamandolo all'angoscia, che per poco taceva nel suo cuore, fu per lui un'altra ferita.