—Potrà esser vero ciò ch'ella dice, ma è cosa che non mi tocca così da vicino, perchè ci sia necessità ch'io mi tenga in mente tutti questi particolari….
—Come?
—Se ho creduto mandarle qualche denaro per fare un po' di bene, non voglio averne merito, nè immischiarmi di più in questa faccenda: della somma, ella può farne ciò che vuole; non potrebb'essere in mani più sante.
Il prete scosse il capo, e seguitò:
—Quel fanciullo, o signore, vive. Dopo lunghe ricerche, dopo anni e anni d'incertezza, il caso mi poneva sulle sue traccie; io credo d'averlo ritrovato. Ora il fanciullo è un uomo; esso ignora del tutto la storia della sua prima età; perduto in mezzo alla campagna, non conobbe nè padre nè madre; nessuno gl'insegnò una parola d'amore, egli crebbe insensato, nudo, selvaggio; per mesi e per anni, non fece che piangere solitario e deriso da tutti, perchè la sua piccola mente a grado a grado svaniva; lo chiamavano per soprannome il povero pazzo. Ma c'è sopra di noi Chi si ricorda di tutti! Quel Dio che benedice il dolore degli oppressi fu la guida invisibile dell'errante fanciullo; e d'uno in altro villaggio, di casa in casa, il tapino si ridusse a vivere in questa città. Io non voglio stancare, o signore, la sua indulgenza, raccontando tutto ciò ch'esso fece e sofferse….
—Pare un romanzetto, caro signor abate, questa sua cantafera: lo interruppe con alterigia l'Illustrissimo. Sta poi che tutto sia vero, e più di tutto…. (questo il disse a voce più sommessa, e dopo una pausa) c'è qualche prova dell'identità del fanciullo?….
—Non mancan prove, illustre signore! rispose il prete. Ma io, quanto a me, non intendo farle valere; non intendo far parlare la legge, prima che parli la coscienza….
—Questa è una minaccia, cred'io. Se la piglia su questo tuono, non ne faremo nulla.—E sorrise, in modo da toglier quasi al prete quella pazienza, onde aveva sostenuto senza sdegno la noncuranza e il sarcasmo dell'Illustrissimo.
—Io son venuto, riprese don Teodoro con mite e tranquillo accento, a supplicarla nel nome di Chi tutto sa, e per la memoria di quello ch'è stato! Assecondi, ella n'ha tempo ancora, l'ultima preghiera d'una infelice ch'è morta: io per me non ho nè il dovere, nè l'intenzione, di propalare una trista avventura della quale conosco ogni particolare; anzi, da me, quel povero giovine non saprà altro se non che la Provvidenza l'ha destinato a espiare quaggiù il fallo di sua madre. Ma se, per altra via, egli venisse a conoscere il vero; se potesse mettere innanzi qualche ragione, qualche pretensione; se il mondo un dì o l'altro echeggiasse d'un processo lungo e scandaloso, d'un processo che non dovrebbe riuscire indifferente all'erede d'una gran casa….
—È cosa inaudita! nessuno ha osato mai parlarmi in cosiffatta maniera…. Buono, che per me ci vogliono altri spauracchi…. E io le giuro, per dio!