—Non giuri per nessuno, signore! si degni darmi orecchio, mi lasci finire. Il giovine di cui io parlo, nella sua semplicità e ignoranza, ha potuto conservare un'anima generosa e grande; poche di simili n'ha il mondo. Egli aveva trovata un'umile, onesta famiglia, che non gli rifiutò ciò che di più gli bisognava, affetto e compassione; aveva trovato un amico, e per quest'amico seppe fare il sagrificio della propria libertà, offrir la vita. Grandi e polenti persone condussero alla rovina quella buona gente; una vecchia madre all'ospedale, un figliuolo uscito a malapena innocente da un processo criminale, conseguenza d'un'insidia peggio che d'assassini; una fanciulla perseguitata, e a quest'ora forse…. perduta!

Così dicendo, il prete fissava gli occhi ardenti nel volto dell'Illustrissimo; il quale, compreso da un tremito che non poteva nascondere, impallidendo balbettò con infinta sbadataggine:

—Che storia è questa?

—È presso a poco la storia di tutti i giorni: seguì il prete, con voce mutata a un tratto in umile e dolorosa. Coloro che, al par di noi, di noi dico che portiam quest'abito, penetrano ne' nascondigli de' poveri, sanno quanto sia facile toglier loro l'unico, ultimo bene, la pace dell'onestà; sanno che lacrime costi a tante avvilite creature l'illusione d'un po' di fortuna; vedono nelle squallide case del popolo le traccie dell'oro de' ricchi, seminato dalla seduzione e dal capriccio. Così passa l'infamia d'una in altra generazione. Ben so che i buoni non mancano; che molti de' ricchi fanno il bene; e molti che il fanno, voglion che si sappia; le caritatevoli istituzioni, il danaro largito a sollievo dell'umanità sono un vanto giusto dell'età nostra, un pregio singolare di questa città; ma le beneficenze orgogliose non son quelle che migliorano il mondo; e la carità vera è nella giustizia, e nell'amore!…

L'Illustrissimo, piegata la testa sul petto, cupo nel pensiero, nulla rispose a queste gravi parole, che certamente non era uso a sentire. E gli pensava allo strano sviluppo di quest'avventura, dimenticata, soffocata da tanti anni, che gli faceva ritrovare un figlio in quella casa stessa ove, poco tempo prima, egli andò a cercare un'altra vittima. Il turbamento che stavagli in cuore era forse compassione, fors'anche rimorso; a questa voce interiore s'aggiunse un senso di mala disposizione in tutta la persona. Egli parve veramente sentirsi cader le forze, fluttuar più rapido il sangue, un freddo nelle membra, una nebbia ne' pensieri; insieme a tutto questo, l'incertezza del domani, e una paura; la paura della morte.

Ma il prete non aveva perduto nessun moto dell'uomo che gli stava dinanzi; e leggendogli in viso il terrore dell'anima, pensò che, forse per la prima volta, ciò che v'ha di più arcano nella natura percoteva l'opulento e corrotto patrizio. E satisfatto abbastanza ch'egli provasse quel terrore, anche senza confessarlo, ripigliò con voce più riverente:

—M'accorgo, signore, ch'io forse tratto con soverchio calore una giusta causa; ma ella mi perdonerà, se è vero ch'io leggo nel suo cuore una buona ispirazione. Ella può far del bene, e molto, alla famiglia per la quale io venni a parlarle; è pietà; è giustizia!…

—Oh! ascolti adesso anche me: disse l'Illustrissimo, rinfrancato dall'orgoglio. Io non so con che diritto ella sia qui venuto a farmi segno delle sue censure, a serrarmi i panni addosso con tante vane supposizioni. Rispetto lor signori; ma son avvezzo a pigliare il mondo com'è; ho fatto anch'io la mia parte di bene e di male, come tutti i figli d'Adamo; però non ne do conto a nessuno; e in quanto a lei, non la scelsi ancora per mio direttore di spirito….. Mi risparmi dunque altri consigli; e, in cambio de' suoi, io ne darò uno a lei; pensi bene un'altra volta a quello che fa, e a chi parla; l'abito che veste non le faccia creder lecito di trattare un par mio, come il primo mascalzone che si getti al piede del suo confessionale.

—Signore! ripigliò don Teodoro addolorato: non rinneghi la voce del cuore, non mi rimandi così. Ella deve sapere dove si trovi quella povera figliuola; deve sapere che un uomo perduto, malvagio, la sottrasse con un'insidia alla casa ov'era stata ricoverata; deve sapere che si mette innanzi il suo nome….

—Il mio nome? Per il cielo! io non ci entro per nulla in questi fatti. Ora capisco che l'hanno ingannata—E si sforzò di pigliare un tuono burlevole, e indifferente;—Se, per ajutare una giovine a fare un po' di fortuna…. per via lecita, mi spiego, per esempio, avviandola sul teatro, dove, se prometta bene, se sia bella, può far tesori al tempo che corre; se per far questo, dico, ho a tirarmi adosso le rappresaglie di tutta l'inquisizione, io posso anche riderne, mi pare…. Non s'adonti dunque, e mi compatisca! Ella mi vede inchiodato su questa seggiola; son castigato abbastanza, dacchè vennero a trovarmi, in una mattina, i due uccelli del malaugurio, il medico e il prete.