—Finite, tacete, e lasciatemi in pace una volta!
—Or bene, che vi giudichi il Signore!… Il mio dovere mi chiama altrove, e non ho un minuto da perdere. Ricordatevi che un'ora sola, in cui pensiamo seriamente a noi stessi può mutar tutta la vita!
Così detto, se n'andò, lasciando l'Illustrissimo in un mar d'incertezze e di terrori, sdegnato in una e confuso. E partito lui, il patrizio, sentendo crescersi il male, non ebbe coraggio di maledire il prete che osò parlargli come nessuno aveva osato mai, che non temè di minacciargli la giustizia del cielo.
Capitolo Ventesimoprimo
L'uomo cammina a gran passi sulla via del delitto. Nel dì stesso che accadevano le cose narrate nel precedente capitolo, il signor Omobono venne a sapere come la fuga della Stella dal Ritiro fosse già nota alle dame protettrici; le quali, scandolezzate dal mal esempio e piene di zelo, non avrebbero mancato di fare un subbisso, colle loro querele, in tutta la congregazione, e di portar fors'anche la cosa alla conoscenza delle autorità ecclesiastiche e secolari. Benchè la paura gli suggerisse in quel frangente un'estrema prudenza, nondimeno egli non seppe resistere all'ultima tentazione della vendetta. Ma volle compirla, mettendosi prima al sicuro d'ogni perigliosa conseguenza.
Al mattino, la fanciulla, dopo un'intera notte di pianto e di terrore, non aveva più sentito al di fuori della sua prigione nè voce, nè movimento. Si trascinò alla porta, e cominciò a battere, e domandare pietà. E la pegnataria, dalla quale il signor Omobono si partiva allor allora, dopo concertata ogni cosa, non fece la sorda a quelle preghiere. Ella aveva promesso di fare a modo dell'Omobono: con tutto che durasse un pezzo fra il sì e il no; e se non fosse stata la speranza di sbrigarsi al più presto della figliuola, e anche di quell'uomo, tutto viluppi e imbratti, che l'aveva tirata pe' capegli in quell'affaraccio, non avrebbe promesso.
Entrò nella cameretta, in aria premurosa e compassionevole, dicendo che non s'era già dimenticata di lei, e che veniva a portarle la colazione. E mise giù sulla tavola un tondo con una tazza di caffè e latte e un po' di pane.
La fanciulla, appena la vide, le corse incontro, le s'inginocchiò dinanzi piangendo e scongiurandola che la lasciasse partire. La vecchia, fingendosi impietosita, rispondevale ch'era ben giusto, e che fra poco sarebbe venuta a prenderla una brava persona sua conoscente, per accompagnarla presso alla sua mamma.
—Intanto, soggiunse, non lasciatevi andar così, la mia figliuola; dovete aver bisogno di pigliar qualche cosa; siete digiuna da forse ventiquattr'ore, chè nemmeno jer sera avete voluto mangiar nulla…. Datemi ascolto, bevete almeno quel po' di caffè col latte, ben caldo.
La fanciulla, aveva tanto bisogno di sperare che cominciò a credere a quelle bugiarde parole; e sentendosi veramente venir meno per tutto il patir che fece, prendeva dalle mani della vecchia la tazza: ma non potendo inghiottire un sol boccone di pane, s'accontentò di bere una parte di quel caffè col latte. Nè molto andò che, fosse effetto del lungo sfinimento della passata notte, fosse un'improvvisa stretta al cuore, la fanciulla sentì annebbiarsi gli occhi, le membra agghiadarsi; e cólta da vertigine, si lasciò cadere sulla seggiola più vicina e giacque come svenuta.