In quel punto, un romore confuso nelle stanze di sotto; un domandare e rispondere di due voci concitate e lo strepito d'un passo sulle scale, riscossero la Stella da quel letargo, che l'aveva tolta per poco alla conoscenza del suo pericolo, del suo spavento. Si levò a sedere, origliò; il cuore le batteva con rapidissimo sussulto; desiderava che alcuno venisse, fosse anche l'ignoto suo persecutore.

Non s'era ingannata; era il passo d'un uomo che saliva a quella stanza. La porta fu schiusa, e subitamente essa riconobbe, sebbene da lungo tempo non l'avesse più veduto, il signor Omobono. Costui s'avanzò col viso composto, colle mani serrate al petto, in atto di premurosa compassione. Ma la fanciulla non ardì levar la seconda volta gli occhi sopra di lui; essa tremava in ogni fibra; poco prima le aveva stretto il cuore il dubbio di trovarsi, senza difesa, in potere di quel vecchio signore che venne una volta nella sua povera casa per ingannarla coll'apparenza della protezione. Ora la vista del signor Omobono le mutava quel dubbio in certezza; essa trovavasi in faccia di colui ch'era stato l'artefice di tutte le sue disavventure.

L'Omobono fermossi con atto contegnoso, poco discosto dal canapè, dal quale la fanciulla non aveva avuto forza d'alzarsi.

—Mi conoscete, diss'egli? Oh dove mai vi trovo! Ma, io vi sono amico, non temete di nulla, povera giovine!

—No, no! è un inganno…. Non è vero! Io sono stata tradita! Oh
Signore, Signore, ajutatemi voi!

—Quietatevi, datemi ascolto; io son venuto per assistervi….

—No, non è vero…. È lei che ha fatto tutto questo male! Perchè son qui?…. Perchè viene lei?….

—Vi compatisco…. dopo uno spavento come quello che dovete aver provato…. Ma fatevi cuore…. sentite….

—No! no! Cosa ho fatto io di male per essere così trattata? Io non ho nessuno…. e m'han condotta qui per forza, m'han dato a bere qualche cosa…. ho perduta la mente…. Cos'è stato di me, lo sa il Signore.

—Ma chi vuol farvi del male? Siete qui in una casa sicura; nessuno vi toccherà un capello…