—Oh! torni a dirlo…. mi consoli, non mi lasci pensare che voglia prendersi spasso di me!—E sollevandosi dal terreno, la fanciulla fece per uscire.

—Aspettate un momento: dove pensate d'andare? Da vostra madre, adesso no! prima di domani mattina non sarà possibile…. Ora siete qui, siete in sicuro, nessuno vuol farvi del male, Vostra madre poi non sa ancora quel ch'è stato.

—Oh mio Dio!

—Fidatevi; ci penso io….

—No! no! voglio uscir di qui.

—Siate ragionevole…. Non m'obbligate….

Oh! lasciatemi andar via!…—E come disperata, di nuovo si precipitò verso la porta.

Ma il signor Omobono, che vegliava ogni movimento della fanciulla, fu pronto a impedirle il passo, e mutando tuono e volto:—Aspettate, disse con ira soffocata: non potete uscir di qui senza di me! se vi movete, siete morta!

Capitolo Ventesimosecondo

A queste parole, a questa cupa, frenetica minaccia, Stella non ebbe più nessun dubbio, nessuna speranza. Ella si vedeva sola, indifesa, perduta; per fuggir dalle mani di quel mostro, non le rimaneva più che morire, precipitandosi dall'alta finestra. Questo disperato pensiero le attraversò la mente; ma tornando a fissar nel suo persecutore gli occhi smarriti, e scorgendo il maledetto riso che stavagli sulle labbra, sentì a un tratto tornarsi in cuore forza e coraggio.