—Ecco, disse la mamma Teresa, che io potrò morire in pace: non c'è dolore senza la sua consolazione.
—Sei proprio contenta, o Stella? tornò a chiederle Damiano. Oh! egli, io spero, sarà l'uomo del tuo cuore. Ora lasciate a me il pensiero del rimanente. Vado a cercar di Rocco laggiù nel pineto, ove credo che m'aspetti: anch'io ho un dì felice, dopo tanto tempo, ed è questo!
Scese dalla stessa parte per cui si era discostato l'amico, con una gioja pura nel cuore, che non avrebbe pensato di poter gustare ancora. In quel punto la luna sorgeva limpida dietro il ciglio della montagna, in un cielo tutto seminato di stelle.
Convenne però lasciar passare ancora parecchi mesi, prima che i due giovani fossero marito e moglie. Bisognò che si domandasse il consenso del tribunale al matrimonio; e come il cambiamento di domicilio della Teresa e de' suoi non era ancora provato nel modo che ordina la legge, fu necessario aspettare fintanto che il tribunale, la pretura e la deputazione, dopo un andirivieni di carte, avessero poste le cose in regola: e per questo, Damiano e Rocco dovettero ancora, sebbene a malincuore, far più d'un viaggio a Milano, dove la protezione del buon cappellano dell'Ospedale venne a proposito per toglier di mezzo altre difficoltà non previste. Allora si concertò, poichè già s'era perduto del tempo, d'attendere fino a che don Celso potesse dir messa; e anche per ciò nuovi passi e nuove faccende, affine di ottenere le dispense canoniche dell'età. E così fu stabilito che la prima messa di don Celso e il matrimonio di Stella si facessero subito dopo la Pentecoste di quell'anno.
Alla fine, i voti della buona famiglia furono compiuti. I contadini del paesello e quei del contorno accorsero curiosi e festeggianti alla messa nuova del giovine prete che, con la dolcezza del costume e la semplicità della vita, aveva già saputo farsi amare da quella brava gente. L'altare fu ornato degli apparamenti i più belli, e la fronte della chiesa tappezzata, in luogo d'arazzi, di rami di mortella e d'alloro; il suono festivo dell'organo confondevasi alle cantilene sacre de' buoni montanari.
Il primo sole aveva indorato le alture; e il tempo era bello. Per la via che attraverso il villaggio conduceva al piccolo tempio, fu veduta salire una schiera di donne e di fanciulle, vestite quasi tutte del pari, in quella rozza ma pittoresca foggia delle nostre alpigiane, con un bustino di filaticcia color rancio serrato alla persona e una sottana di cotonina scura, che lasciava veder mezza la gamba, le calze turchine e gli alti zoccoli: ma ciò che più rapiva eran que' visi aperti, quegli occhi neri e inquieti, que' capegli bruni e lucidi, con la loro corona degli spilli d'argento. Accompagnavano alla chiesa la novella sposa, quella buona Stella che tutti amavano; e anch'essa ne veniva con un vestito nuovo all'usanza montanara, che la faceva essere cento volte più bella. La mamma Teresa, spesseggiando i passi, tenevale dietro; Damiano e Rocco le avevano precedute nella chiesa.
Don Celso, assistito dal vecchio curato, celebrò per la prima volta il santo sagrifizio; la religiosa cerimonia commosse molti, ma la madre dei prete ne pianse di contentezza. Finita che fu la messa, Rocco e Stella s'inginocchiarono sui gradini dell'altare; don Celso li benedisse, ricevette da loro la sacra promessa, e pronunziò le parole dette dal Signore.
Durante la funzione, Damiano si tenne in disparte, assorto nel pensiero di quella felicità, ch'era parte della sua; e quando vide l'amico e la sorella scendere dall'altare tenendosi per mano, sentì una voce nel cuore che gli diceva:—Essi saranno contenti, e tu ora puoi seguire il cammino che ancor ti resta a fare.
Gli sposi andarono ad abitar la casetta, dove, prima di quel giorno, Rocco non aveva mai voluto metter piede, e che nel frattempo fece rabbellire come meglio seppe, affinchè fosse degna della figliuola dell'antico soldato di Napoleone. La terra che possedeva era sufficiente a dar loro di che vivere la vita umile e sconosciuta della campagna; vita non povera e non ricca, ma abbastanza felice. La mamma Teresa non volle distaccarsi dal suo don Celso; e come le due case non eran lontane l'una dall'altra più d'un trar di pietra, così può dirsi che facessero ancora una famiglia sola.
Essi non avevano più nulla a desiderare; ma Damiano nutriva nell'anima altri voti, altre speranze, altro amore. Il lungo contrasto in quegli anni sostenuto avevagli rapito per sempre il candore del desiderio, la pace della fede: dopo ch'ebbe veduta la maggioranza de' prepotenti e degl'ingannatori; dopo che, nel mondo a cui chiedeva così poco, i tristi gli ebbero versato in cuore il veleno dell'odio, d'ardito ch'egli era, si fe' torbido, insofferente; aveva voluto vivere per i suoi più cari; e fu inutilmente; sentiva bisogno d'amare; e povero e oppresso, amò i poveri e gli oppressi come lui; l'idea di far per loro il sagrificio di sè stesso e di quel poco che gli restava, divenne l'assidua, unica inspiratrice d'ogni sua volontà, il fine d'ogni sua aspettazione.