Capitolo Ottavo
—A voi, maggiordomo: che novità?—Così l'Illustrissimo: e intanto il parrucchiere, dati gli ultimi tocchi all'edifizio della sua capigliatura, vi faceva cader sopra un nembo di polvere cipria, per velare il bigio di quella zazzera famosa: era codesta una sua vecchia consuetudine aristocratica, un ultimo tributo al costume de' suoi nonni. Le sue prime conquiste in amore egli le aveva fatte coll'incipriato tuppè; e forse, nella virtù del suo tuppè, sperava di vincere ancora.
—Illustrissimo: il maggiordomo rispose; aspetto gli ordini….
—La colezione, al solito, dopo la messa, nel salotto d'udienza: intanto riceverò qualcuno fino alle tre.
—Benissimo. E il pranzo?….
—Al solito: oggi è sabbato; avete ordinato?
—Sì, Illustrissimo, per i soliti invitati del sabbato; dodici coperti…
—È uno de' miei giorni di penitenza; ma che cosa fare? se non si mette insieme una dozzina di costoro, vi gridan la croce addosso. Per altro, un sistema ci vuole, e ciascuno cerca i pari suoi; ond'è che mi par benissimo pensato di tener la domenica per le persone di riguardo, e il martedì e il sabbato per l'altra gente. Io per me, dico il vero, non ho pregiudizj di ceto; anzi mi compiaccio di veder questi buoni diavoli farsi una festa di quella grazia di Dio che toccano due volte la settimana; e so mettermi alla loro portata, senza però darmi troppo fastidio. Via dunque, chi avremo oggi?
—Vossignoria lo sa: il dottor Durante: il signor Pino, ingegnere della casa; l'avvocato Natali, i due signori canonici, il signor coadiutore della parrocchia.
—Questi tre li digerisco, per riguardo a mia moglie. Poi?