—Poi il ragioniere Capra, il signor segretario, e il curato delle Cascine Nuove, venuto a Milano stamattina e invitato per ordine dell'illustrissima signora padrona. Anzi, egli aspetta il favore di riverire vossignoria.

—Già, lui! è un livello perpetuo. Mi par di vederlo colla coda dell'occhio spiare obliquamente il giro de' piatti, finchè non si fermino alla sua sinistra. Ah! ah! e un buon uomo, lo compatisco; egli porta con sè la memoria de' miei pranzi nella solitudine della sua cucina, e ne parla pur un mese colla serva, ah! ah!….

—Eh! eh! eh!—fece eco, con un cotal riso di rispetto, il maggiordomo.

—Via, delle scempiate d'oggi mi compenserò domani; chè almeno avrem commensali degni del pranzo. I biglietti d'invito li avete mandati tutti?

—Tutti, Illustrissimo.

—Non ebbi la risposta del conte Ippolito, e di sua moglie, nè quella del marchesino Alfonso…. A proposito, l'ho fatta di conio: che dirà la bella contessa, trovandosi col suo nuovo adoratore? Eh! via, in cuore mi ringrazierà, la gentile donnina; ed io pregherò il marchesino di servirla del braccio; è un fior di donna ancora la contessa!… somiglia un pochino a quell'antica mia…. a quella Rosalbina; ten ricordi, Rosso?

Questi commenti che l'Illustrissimo un po' faceva tra sè a mezza bocca, un po' indirizzava al fedel servitore, che Rosso appunto aveva nome, eran bevuti come oracoli dal parrucchiere e dai domestici. Il dì appresso, la novella degli amori del marchesino con la bella contessa doveva far le spese della conversazione nelle anticamere e nel tinello.

—E chi altro avremo? seguitò il signore; ricapitoliamo, maggiordomo.

—Quel signor principe russo, arrivato martedì, il quale passò un'ora fa, e lasciò i biglietti di visita per vossignoria….

—Bene.