Celso rimase mortificato di vedere uscita a vuoto la sua prima speranza; ma Damiano, che solo non volendo contraddire a sua madre, l'aveva lasciata darsi attorno per arrivare all'anticamera di un signore, Damiano, a dir vero, non n'ebbe soverchio dispiacere. Celso aveva gittato le braccia al collo di lei, dicendole con voce commossa:

—Pazienza, mamma: il Signore non vuol farmi ancora questa grazia; ma studierò tanto e tanto, finchè venga il momento di poter vedere compita la mia vocazione.

Ma non era passata più di una settimana, quando il caso, o piuttosto qualche misterioso potere che con mano invisibile trova il filo di tante cose sconosciute ed oscure, venne a mutare in viva gioia lo sconforto della Teresa e del suo beniamino.

Stava un giorno la povera famiglia insieme raccolta dopo l'ora del desinare, allorchè udì battere all'uscio del ballatoio, e una voce ignota domandar licenza di venire innanzi. Era un prete alto della persona, pallido in viso, di modi lenti e severi; gli occhi, i passi, il gesto e le prime parole che disse annunziavano un misto di circospezione e bontà; non pronunziò il proprio nome, ma soggiunse che veniva da parte di monsignor arciprete della parrocchia e che veniva per bene. La Teresa si sentiva tutta confusa di quest'onore; e incominciò in cuore a ringraziar la Provvidenza. Quel prete aveva un accento forestiero; e Damiano, per quanto ne studiasse gli atti, le domande e le gravi riflessioni, non riusciva a immaginare il fine per cui venisse. Solo notò che il prete, ad ora ad ora, lasciava fuggir qualche rapida e furtiva occhiata sopra di lui, quasi che avesse indovinato i dubbii che gli pullulavano in cuore.

Ma la Teresa n'era incantata; ne beveva le parole, come vangelo; rispondeva a tutto, preveniva anzi le domande che le potesse fare; tutta per filo raccontava la storia della famiglia, delle loro disgrazie, delle poche speranze che avevano. E il prete a tranquillarla, a dirle che si facesse animo, a metterle innanzi religiose consolazioni e ragioni piene di carità e condite di patetica unzione. Per quel dì, egli si tenne sulle generali, e promise di ritornare e di prendersi a cuore la riuscita del giovine Celso; solamente volle, in contraccambio, che la madre e il figliuolo non facessero un passo senza dipendere da lui, nè prima che egli fosse tornato a visitarli.

Non molto andò che il prete ricomparve. Quella mattina della seconda visita, Damiano non era a casa; e l'ignoto visitatore potè meglio insinuarsi ne' segreti della famiglia, e negli animi delle tre buone creature che pendevano dalle sue lente parole, ora melliflue, or gravi, or facili ed ora severe. Prese Celso in disparte, e poichè l'ebbe a lungo interrogato, dimostrossi non malcontento dell'indole sua; e dettogli che di lì a due giorni venisse egli stesso a casa sua, alla canonica di san ***, per sentire le risoluzioni che avrebbe avuto a comunicargli, si congedò dalla famiglia maravigliata, accompagnato dalle benedizioni della Teresa. Egli aveva confidato al giovine come andasse debitore della sua fortuna ad una benefica dama della quale era costretto per allora a tacergli il nome; indi, partendosi, lo avvertì che quando fosse venuto per cercare di lui, domandasse del padre Apollinare.

Su queste cose si andò facendo in famiglia un caos di supposti; ma nessuno potè argomentare il vero. E neppure quando si seppe che il padre Apollinare profferiva al giovine Celso di venirne a star con lui, e ch'egli avrebbe pensato ad avviarlo negli studii teologici, e a dargli poi modo d'entrare negli ordini sacri, nessuno potè farsi ragione del come la cosa fosse accaduta, del come la dovesse riuscire. Ma la buona famiglia tenne per gran fortuna la profferta; madre e figliuola piangevano di gioia, d'una gioia amareggiata soltanto dal pensiero di separarsi dal loro Celso.

Due settimane di poi, il giovane cherico, pieno di speranza, abbandonava i suoi; e nella lontana canonica, in una cameretta a lui destinata dal padre Apollinare, studiava nascosto quanto è lungo il dì, svolgendo e annotando parecchi volumi dei padri e dottori della Chiesa, che il suo protettore gli aveva scelto dalla propria libreria. La Teresa si trovò per alcun tempo come deserta; ma poichè il Padre permise al giovine che ne andasse qualche rara volta a farle una breve visita, la buona donna si racconsolò; e ragionarono insieme della futura contentezza.

Capitolo Nono

Era una notte d'inverno. Nella loro stanza solitaria e fredda, stavano tuttavia al lavoro Stella e sua madre. Sedute nell'angolo vicino al focolare, su cui morivano fra la cenere gli ultimi carboni, al lume vacillante d'una candela di sego mezzo consunta, Stella al telaio ricamava di pagliuzze e fogliettine d'argento la tunica di velo d'un bel vestito da ballo, Teresa cuciva saldando gli ossicini d'un sottile imbusto fatto sur un modello parigino: l'abito e l'imbusto dovevano il domani cingere la snella persona d'una giovine deità del bel mondo. Lavoravano da un pezzo, senza smettere solo un minuto; ma interrompevano il frusciar del lavorìo di alcune rade e meste parole, parole dolorose della madre, tenere e confortatrici della figliuola. I pensieri di tutte e due eran però gli stessi.