Di tanto in tanto la Teresa, intirizzita dal freddo e dall'umido che penetravano per le scommessure delle imposte e per gli spiragli della porta, recavasi in grembo il caldanino, ne risvegliava il fuocherello, per riscaldarsi un poco le mani; e Stella pure era corsa due o tre volte a inginocchiarsi sul rialto del focolare, perchè sentiva gelare le sue piccole dita tutte rosse, che ormai non potevano più reggere la spola; e tornava poi più diligente e spedita al ricamo.
Bisogna entrare nelle case della povera gente, nelle soffitte, ne' solaj, nelle catapecchie; dove sconosciute all'occhio degli uomini, note a quello di Dio, tante madri con le abbandonate figliuole, tanti disgraziati artigiani con una corona d'innocenti creature, trovano per mezzo del lavoro, cui non misura giorno nè notte, abbastanza onde stentare la vita, così che possa venire il domani, al quale non han tempo di pensare. E là, meglio che altrove, ci potremo persuadere che nel mondo il bene e la virtù non debbono morire. Bisogna aver udito i poveri raccontare il segreto delle loro miserie; visitar quelle mura ove sta di casa la disgrazia che ha vergogna di sè medesima, e dar mente a que' timidi disegni arrischiati per migliorare un destino che non muta mai; veder la costanza della fatica, la rassegnazione coraggiosa che s'appaga di così poco, e diventa natura in quell'anime buone; la perseveranza, l'ingenuità e sovente anche la gioja che vengono a diradare il fosco dei dì penosi ed incerti; e imparare come si possa adempiere in dura vita a' doveri della paternità, della famiglia, dell'amore; bisogna, dico, vedere e saper tutto ciò per adorare giustamente la virtù che si nasconde, e sopporta quasi una condanna fatale. Non è giusto pretendere d'aver tocco il sommo della grandezza civile, quando si disprezza il lamento di una moltitudine la quale non ha la coscienza della propria forza.
Guai all'uomo che non ha fratello tra i poveri! Quando il poeta, il filosofo, il politico, condotti dalla giustizia e dalla ragione, non rifiuteranno la mano dell'ultimo degli uomini; quando, invece di porre il dito nelle più sozze piaghe dell'umanità e di torre il velo alle turpitudini della miseria, avranno sollevate dal fango le modeste e solitarie virtù che ancora sono da troppi derise e calpestate; allora forse la voce di chi parla il bene e difende la causa degli oppressi, sarà, più che non sia, ascoltata e benedetta!—
Era in quei giorni la fine del carnevale; e dall'alta loro stanza, la vedova e la figliuola udivano il sordo trepestìo delle carrozze signorili che andavano e venivano per ogni parte della città. Quel romor di ruote e di cavalli, dapprima cupo e confuso nell'aria silenziosa, crescente poi mano mano, facevasi più vicino e più distinto; ne tremavano le muraglie della casa, e traballavano ne' telaj delle finestre i piccoli vetri; poi il romore diminuivasi a poco a poco, facevasi quasi muto, finiva nella lontananza. E così, al pari di quel frastuono che turbava la notte, dovevano finire i tripudj della lieta stagione cittadina.
A quell'ora già tarda, Damiano non era ancora a casa; ma essendosi intrattenuto presso il negoziante della piazza, di cui, come dicemmo, teneva i registri, andavasene solo e pieno di pensieri per la corsia del Duomo, colla intenzione di tornarne a tenere un po' di compagnia alla madre e alla sorella; e voleva che passassero qualche ora più lieta, facendo loro la lettura di quella cara storia de' Promessi Sposi, di quel libro che porta il nome il più grande, il più bello del nostro tempo, e che, venuto in luce qualche anni prima, era già così popolare in tutta Italia. Quel nome, il nostro giovine e le due povere donne l'amavano già tanto; e quel libro aveva fatto per lungo tempo, nei giorni di libertà, tutta la loro gioja, la loro poetica festa, il loro carnevale.
Piovigginava. Nello svoltare il canto della via de' Pattari, Damiano s'imbattè faccia a faccia con un giovine, suo condiscepolo del liceo, che riconobbe subito e cercò schivare: ma colui non gliene diè tempo, e ravvisatolo al chiaror della lanterna della via che gli batteva sopra, lo pigliò risoluto per un braccio, e:—Sei tu, Damiano? dove vai?
—A casa: rispose asciutto il giovine, che non aveva voglia di legar con esso, conoscendolo come uno de' più scioperati e smargiassoni di tutta la scolaresca.
—Sei matto? replicò l'amico: vuoi andartene a letto all'ora de' polli? Siamo in carnevale, per diana!
—Son già le undici, e mia madre….
—Eh! baie: non sono battute le dieci, non ho udito il campanone della piazza de' Mercanti. E poi, che cosa importa? lascia che lei vada a dormire, e tu vieni con me.