Ma già, per quella tortuosa strada, era venuto il fedele corteggio alle poche abitazioni aggruppate a mezzo del quartiere, e passando dinanzi un umile antico oratorio e l'attigua piazzetta, si fermava al limitare d'una casa più meschina, più bassa dell'altre, dalla larga tettoja che piovendo all'infuora nascondeva quasi le poche e ineguali finestre. Da' piccoli vetri cadenti d'una di quelle finestre, traspariva un lume fioco e tremolante.

Coloro che accompagnavano il Sacramento, si posero ginocchioni in fila, sotto al portone di quella cadente casa, da' due lati d'un andito oscuro; e il prete s'avanzò nel cortile, preceduto dal sagrestano e da un cherico, seguito da quattro o cinque vecchi che portavano i ceri benedetti. Salirono per una stretta ed erta scala di legno alla stanza dell'infermo.

L'uscio, che rispondeva sulla loggia, era aperto; e dalla soglia due giovinetti venivano a rincontro del ministro del Signore. Uno di que' giovinetti, il minore, piangeva forte; l'altro era smorto e ma non dava segno alcuno di dolore.

Attraversata la prima camera, il prete entrava in quella dell'infermo. Un vecchio tutto calvo, con lunga barba e mustacchi bianchi, con gli occhi fissi, incavati, con la morte già dipinta sulla faccia, levandosi da sè medesimo a sedere sul basso e scomposto lettuccio, alla vista del Sacramento, alzò la testa e le mani verso il cielo; e quasi risentendo vigorìa di giovinezza, si sostenne ritto sulla persona al cospetto del sacerdote, aperse a stento le pupille fiammeggianti ancora d'un lampo di vita, e cominciò con voce tremola ma chiara: —Sono dieci anni quest'oggi che anche lui è morto così!—Indi, fattosi lentamente il segno della croce, lasciò cader le braccia sulle coltri e la testa sul petto, chiuse gli occhi e stette immobile, senza respiro; pareva cadavere.

Il vecchio soldato di Napoleone aveva voluto vestire per l'ultima volta la sua antica assisa di velite, quell'abito di bianco panno dalle risvolte e da' paramani verdi, sotto al quale batteva lento e tranquillo ancora il suo cuore, come nei giorni della battaglia; all'occhiello dell'assisa pendeva un nastro di color verde e rancio, l'unico, il più prezioso giojello ch'egli avesse posseduto al mondo, l'insegna cavalleresca della corona di ferro. Sulla coltre, da una parte posava il crocifisso; dall'altra la spada, che da anni ed anni lasciava appesa nella corrosa e ammuffita guaina a lato del capezzale, e che venuto alla sua estrema giornata volle tenersi più vicina, come l'ultima memoria della passata vita.

Stavano alla destra del letto, inginocchiate sul nudo terreno, alcune donne. Fra loro, la moglie e la giovinetta figliuola dell'infermo; quella, abbandonata sulle ginocchia, accosciata per la stanchezza del dolore, e col volto bagnato delle lagrime scorrenti; questa, umilmente composta in atto di preghiera, accanto alla candela benedetta che ardeva da un lato, e tutta rassomigliante ad uno di que' serafini che vediamo effigiati ne' quadri dei nostri antichi pittori; bella quantunque pallidissima, spirante in ogni atto una calma rassegnata, un non so che di paradiso. E dietro alla madre e alla figlia, si tenevano rincantucciate due o tre buone femmine del vicinato, accorse per ajutarle in quel giorno della disgrazia. Dall'altra parte del letto, inginocchiavansi i due figliuoli, que' giovani che poco prima eran venuti ad incontrare il santo viatico: il minore non piangeva più, ma seguiva cogli occhi ogni moto del sacerdote; il maggiore invece non li distaccava mai dalla paterna faccia.

Il sacerdote, entrando, aveva pronunziato il saluto che il rito della Chiesa prescrive: Pace a questa casa!—Al che il sagrestano coi fedeli: E tutti coloro che vi abitano.—Poi, mentre il cherico, spiegato il candido corporale su d'una piccola tavola, accendeva due sacri ceri, il sacerdote vi posò la piscide; e facendo coll'aspersorio dell'acqua lustrale un segno di croce sul letto e sugli astanti, li benedisse colle parole del profeta:—Aspergimi coll'isopo, e sarò mondo; lavami e più che neve sarò dealbato.

Il vecchio riaperse gli occhi, ma trasognato, e come ignaro della mistica cerimonia che s'apprestava; colle dita convulse stringeva ora la spada, ora il crocifisso. Orava il sacerdote, e benedicendo un'altra volta il malato, tolse dalla piscide e sollevò in faccia a lui l'ostia divina.

Il velite si riscosse, guardò i suoi figliuoli ad uno ad uno, congiunse le mani, e mormorò quasi parlasse con sè medesimo: Era meglio vent'anni fa! Ma quando il prete, chinandosi sul letto e pronunziando le parole del mistero, gli ebbe pôrta la particola, rispose con voce forte e sicura: Così sia!—

Orò di nuovo il sacerdote; e detto agli astanti: Andiamo in pace, nel nome del Signore—ripigliò il sacro vase d'argento, poi, benedetto il morente fratello, si partì coi pochi fedeli.